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Il Galateo non esiste più, né a tavola né altrove

Le regole sul corretto modo di comportarsi, momento culminante della socialità di tutti i popoli, esistono fin dai tempi antichi, da ben oltre duemila anni, ma conosciute in tempi moderni sotto il nome di Galateo per il trattato di Monsignor Giovanni Della Casa dal titolo «Galatheo, ò vero de’costumi» (scritto intorno agli anni 1551-55), dedicato al giovane prelato Galeazzo Florimonte, di cui, secondo le consuetudini letterarie del tempo, l’autore utilizzò il nome latinizzato declinato al dativo (A Galeazzo = Galatheo).

Da allora il nome proprio Galateo è divenuto nome comune, un sostantivo della lingua italiana, assunto per indicare quel codice di norme che regge le basilari relazioni tra gli uomini civili, senza le quali vivremmo ancora da trogloditi.
La codificazione dei comportamenti, trasmessa in versione moderna da alcune personalità dell’aristocrazia dall’Ottocento all’epoca nostra (ove, invero, sono più d’estrazione borghese ma sfornano caterve di manuali di “bon ton”), non costituiscono una limitazione alla libertà degli individui bensì descrivono il più corretto modo di agire in una svariata gamma di circostanze, nel privato e nel pubblico.

Oggi, purtroppo, dilaga un progressivo venir meno dei millenari principi etici ed estetici che, partendo dall’assunto prioritario della considerazione dell’<altro>, del proprio prossimo, del rispetto delle norme giuridiche della collettività, sono stati codificati per far sentire gli individui come soggetti liberi da abusi ed eccessi.
Assistiamo ad un generale abbruttimento dei costumi, che ci portano indietro di secoli e/o di millenni, fiondandoci tra quei popoli selvaggi e quelle epoche ove non esistevano altre condotte se non conformate alla legge del più forte e del più furbo.
Negli anni presenti, stiamo vivendo un tale disordine di comportamenti, sia dal punto di vista morale, sociale, politico, che è un’utopia insistere su dettami di condotte intorno alla tavola.

A che scopo elencare gli “stili di servizio”, descrivere la ‘perfetta’ “mise en place” per le grandi occasioni con la posizione dei bicchieri, parlare del posto del tovagliolo e di come si usa, raccontare il significato mistico e sacrale della mensa, del pane, del vino e del brindisi, se tutto ciò è considerata roba del passato (un secondo gap generazionale)? Dove si è inceppato il passaggio del buon sapere antico?

Come trasfondere nei giovani il corretto comportamento a tavola se le loro famiglie ancora non lo hanno recepito come specchio di un positivo modello di vita sociale? Se questi canoni fossero interiorizzati, non si registrerebbero tante violenze su donne, bambini, anziani.

Ed eccomi al punto: disgustata dall’andazzo di ogni tipo di condotta sociale di questi tempi, constatando l’anarchia delle condotte dei personaggi politici e individuali, mi assumo amaramente l’audacia di proclamare la morte del “Galateo”. Diventerà presto anacronistico chi insisterà a scriverne in proposito.

Detto ciò, annuncio la chiusura della Rubrica sul “Galateo a tavola” di questo portale.

Maura Sacher


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