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Democratico è una parola troppo usata e anche male

Il termine “democratico” da troppo tempo e troppo spesso è usato impropriamente

Il termine “democratico” da troppo tempo e troppo spesso è usato impropriamente, in tante occasioni della vita e della politica.

Quante volte diciamo al nostro interlocutore che ci sommerge con i suoi ragionamenti senza lasciarci ribattere: “non sei democratico, non mi lasci parlare”, oppure “non sei democratico, non accetti le critiche”.
In tal caso la parola preceduta da una negazione viene usata come sinonimo di “despota”, di “autoritario”, “tiranno”, non liberale.
E, infatti, il suo contrario è proprio questo.

Già, anche “non liberale”. Ma in che senso? Nel senso ovviamente di non ampie vedute, di non aperto ad altri pareri.

Continuamente sento opinionisti dire “io sono liberale, sono garantista, non giudico”, a voler significare “ognuno ha diritto di dire ciò che vuole, ha diritto di esprimere le proprie opinioni”.

Ossia, tirando le somme, “sono democratico, sono liberale, sono magnanimo. Sono una persona educata, che rispetta i diritti altrui”.

È una banalità affermare di essere “liberale”

Il primo significato della parola liberale è da far risalire al latino liberalis «proprio di uomo libero».

Dicesi “liberale” anche di un atto o azione che dimostra generosità e nobiltà d’animo, di una cosa concessa spontaneamente.
O anche in relazione a chi o quando si professi e propugni principî di libertà assoluta: «genitori liberali, educazione liberale».
In tali casi, per estremo, si potrebbero sfiorare atteggiamenti negativi come l’indifferenza, l’apatia, il “lasciar fare”, persino il menefreghismo.

Liberale in che senso?
Lo dice di sé stesso chi si ritiene magnanimo, di animo nobile, generoso, comprensivo, di ampie vedute?

Come dovrebbe essere un bravo leader.

 

Oppure ci si dichiara liberale in senso politico-economico?
Nel senso che si è ispirati ai principî etici del liberalismo, “basati sul rispetto e sulla difesa della libertà individuale e della libera iniziativa economica delle imprese, al libero mercato”, come recita la definizione?

Insomma, chi – in una discussione – premette l’affermazione di essere “liberale”, si riferisce ad una propria posizione aderente ad una precisa ideologia politica?
Ed ha senso dirlo e ribadirlo? Chi si ritiene democratico, ossia rispettoso dei diritti di tutti, deve anch’egli ribadirlo?

Democratico e liberale dovrebbero coincidere in un unico pensiero politico

Il concetto dei diritti inalienabili e delle libertà civili degli individui, cittadini di una Nazione, dovrebbe essere alla base della Democrazia non solo di una linea di pensiero filosofico e morale.

No, non è questo il luogo per discettare di filosofia morale né di politica. Me ne guardo bene!

Voglio solo far riflettere su quanto facilmente siamo influenzati dalle parole.
E quanto certe imprecisioni linguistiche ci confondono le idee.
Tanto più che in Europa e in Sud America il termine “liberalismo” è utilizzato per indicare sia il liberalismo sociale (centro-sinistra) che il liberalismo conservatore (centro-destra), mentre negli Stati Uniti e in Canada i liberali conservatori sono chiamati semplicemente conservatori.

Chi vuole approfondisca qui.

Dire di essere democratico è come far vedere un’illusione ottica

Tutti sanno che la parola “democrazia” (demos kratos) sta a significare “potere del popolo”, e il termine è stato oggetto di profonde riflessioni filosofiche degli antichi pensatori Greci, a partire da Platone. Aristotele considerò la Democrazia, potere del popolo, una forma non pura di governo, anzi pericolosa in quanto porta a comportamenti demagogici legati all’acquisizione del consenso, rappresentato solamente di parti del popolo e pertanto non rappresentativo dell’intero popolo.

 

Sulla “sovranità popolare” hanno, poi, discusso molti filosofi, politologi ed economisti dell’Era Moderna influenzati dalle idee illuministe, in particolare da Voltaire.

Ho scritto in premessa che l’aggettivo “democratico” troppo spesso è usato impropriamente, e specie quando va a connotare i partiti.

L’appellativo “democratico” attaccato al nome di un partito confonde la gente, tanto più se viene adottato da più coalizioni politiche.
Ce ne è uno più democratico di un altro?
O solo uno lo è?

Se l’aggettivo democratico significa “che si ispira o è conforme ai principî fondamentali della democrazia”, allora tutti i partiti che costituiscono le forze che concorrono a governare lo Stato devono, per principio essere definiti e definibili “democratici”.

Io bandirei questo aggettivo, che non è grammaticalmente “qualificativo” proprio per niente.
Serve solo a riempire la bocca di chi lo proclama ai quattro venti e a «insempiar la gente» come dicono dalle mie parti.

Maura Sacher

 


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