Stile e Società

C’era una volta la piccola bottega, poi e-Bay e ora Twitter

Supermercati, ipermercati, megastore con i loro ampi assortimenti di scelta tra beni di consumo food e non-food, a prezzi competitivi e con ondate periodiche di offerte, attirano i clienti distraendoli dai negozi a quattro passi da casa.

 

Con il moltiplicarsi degli investimenti produttivi in spazi di vendita concentrati in mega strutture, che sempre più diffusamente vediamo nascere sul territorio, la grande distribuzione aveva già messo in pericolo la sopravvivenza degli esercizi commerciali, specie quelli a conduzione familiare e persino quelli con longeva e “storica” attività. Il dato inquietante viene dall’osservazione dei bollettini delle Camere di Commercio e delle associazioni di categoria, ma anche lo stesso cittadino può testimoniarlo: ogni giorno si registrano chiusure di saracinesche, in centro come in periferia. La crisi globale fornisce il suo contributo, scoraggiando i consumi e quindi gli acquisti. Chi rischia di più è la bottega, la micro specializzata, sia in settori di specifica utilità come il calzolaio, la merceria, la drogheria (scomparsi da anni luce l’ombrellaio, chissà perché, nonché la latteria), sia nel settore alimentare come il salumaio, il pizzicagnolo, il panettiere, il verduraio. Molte di queste botteghe sotto casa, dove quando nevicava acquistavi il necessario senza rischiare la salute facendo lunghi percorsi, sono diventate rivendite di telefonini o di giocattoli. Alcune delle vecchie botteghe, in qualche quartiere di città e nei paesi, stanno tenendo duro, trasformatesi in piccoli empori, quasi dei bazar, dove sugli scaffali sta esposto un po’ di tutto, dallo scatolame alla pasta, dall’olio ai surgelati, dagli affettati ai dolciumi, e financo mangimi per animali e collant. Altre sono diventate delle “gioiellerie”, procurandosi prodotti di nicchia e vendendoli a clientele che non badano ai prezzi pur di aggiudicarsi una primizia tra frutta e verdura o una delizia gastronomica, anche estera.

La new-economy ha portato il mercato on-line, ed il sito di e-Bay, fondato nel 1995, è diventato il più grande del mondo, ove confluiscono acquirenti e venditori senza confini ed è possibile comprare e vendere di tutto, dalle armi ai farmaci, dalla mobilia agli appartamenti, dagli abiti alla bigiotteria, e così via, facendo girare miliardi di dollari. On-line ormai è approdata anche la vendita di prodotti eno-gastronomici e sembra che tiri molto, diverse aziende hanno quasi esclusivamente questa via come canale di vendita, diretta e privilegiata. Lo slogan ‘dal produttore al consumatore senza intermediari’ sembra vincente.
 
Ma, oggi è arrivato Twitter a fare concorrenza. Già il social network, nato nel 2006 come piattaforma “informale” di supporto alla messaggistica, si è evoluto non solo nel far comunicare tra loro gli internauti ma anche nel recuperare informazioni utili, come ad esempio “cerco casa sulle Dolomiti, c’è qualcuno che vuole vendere?”, ora si apprende che Twitter si muove per diventare un “centro commerciale”. Si sta alleando con American Express per offrire il servizio pay-by-tweet. Basterà collegare il proprio account Twitter con il conto American Express (da aprire, ovvio) e con un cinguettio si potranno effettuare acquisti di alcuni selezionati prodotti, che per ora sono limitati ai tablet di Amazon e ai gioielli di Donna Karan. Ma questo è solo l’inizio.

Maura Sacher


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