Editoriali

Attacco alle denominazioni dell’agroalimentare

L’Italia è il primo paese dell’Unione europea per numero di prodotti agroalimentari riconosciuti Dop e Igp, ma l’amministrazione Trump li vuole annientare.

 

L’America di Trump sta mostrando il suo vero volto, quello di un Paese impegnato a difendere il proprio orticello a danno del resto del mondo. Forse è stato sempre così, ma prima sapevano camuffarlo!

 

E dalle grinfie del presidente americano non potevano uscire indenni le denominazioni dell’agroalimentare europee e italiane soprattutto, come sottolinea la Fondazione Qualivita che ha analizzato il documento “2017 Special 301 Report”.

 

Nel rapporto 2017 sulla protezione della proprietà intellettuale il governo Usa attacca Dop e Igp, sottolineando l’impegno della Casa bianca a limitare i “danni creati dal riconoscimento delle Indicazioni Geografiche (Ig) da parte dell’Unione europea”.

 

In soldoni, l’Ue la deve smettere perché le denominazioni arrecano danni ai produttori e commercianti statunitensi che vogliono continuare a “drogare” il mercato con l’utilizzo dei nomi come ad esempio “parmesan” e “feta”.

 

Un attacco frontale da parte del governo degli Stati Uniti sostenuto dalla potente lobby dell’industria alimentare guidata dal “Consorzio denominazioni generiche” (Consortium for Common Food Names, Ccfn).

 

Quale sarà la strategia di difesa dell’Ue? Ce ne sarà una? La situazione è preoccupante, in particolar modo in vista dell’imminente G7 dell’agricoltura che si terrà a ottobre in Italia alla presenza del ministro Maurizio Martina e dei ministri delle politiche agricole di Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Canada e Stati Uniti.

 

Il rischio è di un grande flop europeo con danni economici incalcolabili a carico dei vari Paesi dell’Ue. Ma nessuno sembra preoccuparsi più di tanto in casa nostra!

 

 

 

Piero Rotolo
p.rotolo@egnews.it

 


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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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