Apprezzare i vini serviti

Apprezzare i vini serviti

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Più di qualche volta ho scritto che detesto i commensali glorificatori “a prescindere” dei vini serviti in tavola e pure i plateali annusatori con roteazione del calice per mostrarsi esperti enologi, qualora pure lo siano con tanto di diploma.

Ad ognuno il suo ruolo nell’ambiente consono.
Normalmente, chi apre la propria casa agli amici lo fa per il piacere di condividere cibo e compagnia, non per veder trasformata la tavolata in un consesso di degustazione vini, con tanto di gara di sapienza sul tema.
E qui siamo al punto dolente.

Ci sono persone che hanno l’orgoglio di essersi fatta una cantinetta di vini per ogni occasione, con il controllo delle annate, la gradazione alcolica, la temperatura di servizio, l’accostamento alle pietanze, eccetera. Fortunatamente, in gran parte, costoro hanno anche la modestia non opprimere i propri invitati con l’esaltazione dei vini che accompagnano il pasto servito, a meno che ne vengano espressamente richiesti. E allora si instaura una bella forma di conversazione e di condivisione, si impara sempre qualcosa in più, volendo far tesoro di ciò che si ascolta.

Ma ci sono anche persone tra gli ospiti che non battono ciglio alle oculate scelte dei padroni di casa. ‘Discretamente’ accettano i vini serviti in piena fiducia o proprio non ne capiscono niente? bottiglie vuote
Non neghiamo, l’ospitante, di fronte a cotale silenzio tombale, potrebbe anche restar male, rammaricandosi di aver sopravvalutato l’ospitato. Effettivamente a volte può venire il dubbio: non sarebbe stato meglio non darsi tanto pensiero sulla scelta appropriata e mettere in tavola una marca a caso in offerta al Supermercato? Beh, sinceramente alcuni commensali lo meriterebbero.

Per il Galateo dell’ospitalità, il bon ton, le buone maniere, il “savor faire”, il non intavolare disquisizioni sulle qualità dei vini serviti, come sulle pietanze, è un comportamento apprezzabile, giacché è riprovevole mettersi a criticare ciò che viene offerto, ma un minimo di apprezzamento sarebbe gradito, sarebbe “educazione”.

Tuttavia, resta il fatto che i principali estimatori dei migliori accostamenti tra vini e cibi dobbiamo essere noi che invitiamo persone al nostro desco, attorno a cui assoceremo il nostro intimo piacere di aver fatto le scelte giuste per i cinque sensi, non solo nostri bensì anche di coloro che non ne sono consapevoli.

donna Maura

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