Curiosità

A Catania si è discusso degli stock ittici

Un Seminario “di alto livello” sullo stato degli stock ittici nel Mediterraneo e sulla politica comune della pesca si è concluso a Catania pochi giorni or sono, organizzato dalla Commissione europea, dal MEDAC e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Era presente il commissario europeo per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, Karmenu Vella, e vi hanno preso parte ministri e capi delegazione di Grecia, Malta, Cipro, Croazia, Slovenia, Spagna, Francia e Italia, oltre che studiosi, ricercatori, esperti della pesca ed ambientalisti di varie bandiere.
«Abbiamo gettato le basi – ha commentato il Sottosegretario alle politiche agricole con delega alla pesca, Giuseppe Castiglione – per la gestione comune del tema. Punteremo ad una maggiore attenzione all’utilizzo degli stock, attraverso piani condivisi con altri Paesi del Mediterraneo. L’attenzione alle risorse ittiche è importante, no-fish-day-3671ma alta deve restare anche l’attenzione sui pescatori: non dobbiamo dimenticare che c’è un’economia e un aspetto sociale che basa la propria esistenza su questo mestiere. Questo deve essere tenuto al centro e per farlo bisogna tutelare il pescato, perché altrimenti scompaiono risorse e lavoro oltre a tradizioni e identità territoriali».

L’appuntamento “di alto livello”, in due giornate, aveva per argomento principale l’emergenza degli stock ittici nel Mediterraneo, su cui da almeno un decennio si pone l’osservazione e il monitoraggio, ma soprattutto è stato l’occasione per fissare nuovi cardini per pianificare la nuova politica comune, comunitaria, della Pesca basata sulla sostenibilità ambientale.
E, a parole, anche per mettere sul tappeto la politica economica e sociale nei nostri territori. A tale proposito, suonano assennate le parole del Sottosegretario Castiglione: «Pensare che i pescatori siano inconsapevoli della necessità di conservazione e di migliore gestione del mare è senza dubbio ingeneroso: i nostri pescatori sono i veri tutori del mare. Puntiamo piuttosto a contrastare la pesca illegale».

Come non condividere le istanze di chi chiede al Governo le risorse per tutelare i pescatori nei tempi di inattività. «Non si può più chiedere la collaborazione dei pescatori senza capire che il settore sta vivendo  un momento di dura crisi e l’effetto di ulteriori restrizioni nell’attività di pesca, senza un valido sostegno economico, produrrebbe degli effetti devastanti sull’occupazione e sul futuro del settore della pesca», recita un comunicato del sindacato Flai.

A margine, spieghiamo il significato di “stock ittico” ai non addetti ai lavori: il termine identifica un gruppo di organismi trattato come “unità produttiva”, unità di base della ‘biologia della pesca’, una sub-popolazione di un organismo acquatico soggetto a pesca per attività commerciale, esclusi gli avannotti e i giovanili. In altre parole, è la massa ittica di alcune specie che si concentra in determinate zone, in determinati periodi dell’anno, e si parla di tonno rosso come di sardine e acciughe.

La contestazione degli ideologi è che molte zone di pesca sono ‘sovrasfruttate’, ossia il pesce viene pescato a un ritmo più veloce di quelli che sono i tempi necessari perché si riproduca, talché molte popolazioni ittiche sono destinate a impoverirsi.
La rimostranza di altri è che il settore Pesca italiano, e non solo, è già troppo incatenato a Direttive Europee per poter sopravvivere e chi rischia concretamente di impoverirsi è la categoria dei pescatori. Oltre le nostre tavole e la gastronomia tradizionale.

Maura Sacher


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