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Ex Ilva, oggi sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

(Adnkronos) –
Sciopero nazionale di 24 ore oggi lunedì 12 ottobre per ogni turno in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva. A proclamarlo, in seguito all’esito dell’ultimo tavolo a Palazzo Chigi, i sindacati Fiom, Fim e Uilm.  

Lo sciopero potrebbe continuare nelle prossime giornate. Il corteo dei lavoratori ex Ilva di Genova Cornigliano, che da questa mattina si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli dell’acciaieria, è partito poco prim delle 8. La mobilitazione è stata convocata dopo l’annuncio dell’azienda dello stop temporaneo della produzione negli stabilimenti del Nord Italia. Il corteo è diretto verso la prefettura. In testa, a fianco agli operai della Fiom, la sindaca Silvia Salis che ha incontrato i laboratori. Presenti anche il presidente della Regione Marco Bucci e il vicesindaco Alessandro Terrile. 

Alessandro Pagano, segretario della Camera del Lavoro di Genova, ha dichiarato “Chiediamo che le dichiarazioni scellerate dei commissari vengano ritirate e sostituite da un piano di strategia anche chiaro che dia continuità allo stabilimento di Genova. Quella lettera ha colpito ingiustamente e incomprensibilmente le attività che hanno continuità e mercato e secondo noi va anche contro l’interesse complessivo della cura del processo che stanno gestendo perché in questo modo utilizzando risorse della Cassa Integrazione si fermano degli stabilimenti che invece solo approvvigionandoli con la materia prima potrebbero andare avanti. In questa lotta siamo affiancati da tutti quelli che hanno capito cosa sta succedendo e auspichiamo che in giornata ci sia il ritiro di quella lettera e l’annuncio invece di un’attività di continuità industriale che è quello che ci si deve aspettare”.  

A Taranto, dopo l’assemblea, partirà il corteo probabilmente lungo una strada statale circostante. “Aver portato a fermata gli impianti dell’area a caldo – spiega Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim Cisl – significa lasciare le ditte degli appalti senza attività da svolgere, cassa integrazione per tantissime unità, sebbene ancora oggi si mantengano i numeri della vecchia cassa integrazione. In realtà la fermata totale dello stabilimento produce incertezza ma la cosa più grave è che manca ancora un piano. In questa prima giornata di mobilitazione – sottolinea – chiederemo chiarezza a tutti gli enti istituzionali. Bisogna dire chiaramente che questo stabilimento deve poter marciare con forni elettrici e Dri (preridotto ndr) e chiameremo su posizioni certe Comune, Regione e anche il Governo. Aspettiamo il decreto che possa intanto dare copertura ai lavoratori e garantire anche a chi vuole uscire dal ciclo produttivo un accompagnamento degno. E’ solo la prima giornata di mobilitazione, questo servirà anche a dire che i lavoratori dell’Ilva, dell’appalto e dell’indotto non sono silenti ma vogliono far sentire la propria voce. Non si vogliono ammortizzatori sociali lunghi, si vuole solamente poter tornare a lavorare in un ambiente che diventi salubre”. 

“A valle dell’incontro tenutosi presso Palazzo Chigi sulla vertenza ex Ilva, Fim, Fiom e Uilm hanno purtroppo preso atto che l’unico aspetto oggetto attualmente della discussione con il Governo è quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro”, avevano scritto i tre sindacati in una nota unitaria.  

“Nel luglio scorso – ricordavano – abbiamo presentato al Governo il documento unitario di ‘Piano straordinario nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva’ in cui chiedevamo impegni concreti per un piano industriale serio e credibile di decarbonizzazione che riguardi tutti i siti, per un piano sociale che tuteli i lavoratori diretti, dell’appalto e in Ilva As anche con strumenti straordinari e di risarcimento, per un intervento diretto dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale. Purtroppo nel corso dell’incontro, non c’è stata discussione su un piano che rimetta al centro la tutela dell’occupazione e del reddito accanto al risanamento ambientale e nessuna risposta è stata fornita circa l’opportunità di acquistare semi-lavorati per poter mettere in marcia le linee a freddo di finitura di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e di tutti gli altri siti produttivi, né tantomeno circa gli strumenti straordinari per accompagnare questa fase come prepensionamenti, incentivi all’esodo, riqualificazione per una certa ricollocazione nel ciclo decarbonizzato”. “Per quanto emerso, le organizzazioni sindacali nazionali proclamano, per la giornata di lunedì 12 ottobre, 24 ore di sciopero, in tutti i siti del gruppo non escludendo fin d’ora di estendere la stessa mobilitazione nelle giornate successive anche con articolazioni territoriali”. 

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economia

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