
(Adnkronos) – “Il matrimonio dei Me contro Te rappresenta bene un fenomeno tipico del nostro tempo: la progressiva sovrapposizione tra esperienza privata, rappresentazione pubblica e spettacolo. Non credo che il punto sia giudicare la scelta in sé. Dal punto di vista psicologico è più interessante chiedersi che cosa accade quando momenti molto personali, come un matrimonio, vengono vissuti anche attraverso lo sguardo di migliaia di persone”. Così all’Adnkronos il professor David Lazzari, presidente di Benèpsys, l’Osservatorio benessere psicologico e salute, commenta il ‘matrimonio show’ della coppia di YouTuber, Luì e Sofì, i ‘Me contro Te’, celebrato all’Unipol Arena di Milano, con migliaia di spettatori paganti per partecipare.
“I social hanno modificato profondamente il rapporto tra esperienza e rappresentazione. Sempre più spesso non viviamo soltanto qualcosa, ma contemporaneamente pensiamo a come apparirà, a come verrà raccontato, fotografato, condiviso – sottolinea lo psicologo -. Questo può spostare una parte dell’attenzione dall’esperienza reale alla sua immagine e, nel tempo, rischia di farci attribuire alla visibilità un valore che non coincide necessariamente con la qualità di ciò che stiamo vivendo. Nel caso dei Me contro Te c’è poi un elemento particolarmente significativo: una parte molto importante del loro pubblico è costituita da bambini e preadolescenti. A quell’età i modelli hanno un peso forte nella costruzione delle aspettative sulla vita, sul successo e anche sulle relazioni. Un matrimonio trasformato in grande spettacolo può assumere la forma di una fiaba contemporanea, nella quale amore, notorietà, bellezza, consenso e successo finiscono facilmente per fondersi. Non significa che un bambino che assiste a questo spettacolo svilupperà un’idea distorta dell’amore. Sarebbe una conclusione semplicistica. Ma proprio perché i più giovani costruiscono i propri modelli attraverso ciò che vedono, è importante che gli adulti li aiutino a distinguere tra la rappresentazione di una relazione e la relazione stessa”.
Secondo Lazzari “il rischio culturale più generale è che, in una società dominata dall’immagine, si finisca per confondere sempre di più la felicità con la sua rappresentazione. Possiamo mostrare una relazione senza necessariamente raccontarne la struttura profonda. Per capire davvero come funziona un legame – conclude – bisogna guardare soprattutto a ciò che accade quando il pubblico non c’è e le telecamere si spengono”.
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