Volete un caffè?

Volete un caffè?

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È la domanda che non in tutte le case e non ad ogni latitudine viene posta agli ospiti alla fine di un pasto e pare scontata a mezzogiorno, meno frequente alla sera. Tanti commensali, invece, si aspettano che ogni buon banchetto si concluda oltre con il dolce pure con un buon caffè.

La regola del Galateo vuole che vi accomodiate in salotto, così state più comodi ma soprattutto vi togliete dagli occhi quel disastro in cui si è ridotto il desco.
Effettivamente non è vero che in salotto si sta più comodi dopo aver mangiato, insaccati nelle poltrone che sembriamo tutti al sesto mese di gravidanza compresi gli uomini, però almeno, intanto che vi spostate, i padroni di casa predispongono l’occorrente.
Non volete spostarvi? Fa lo stesso, il caffè è un optional, ma è anche un rito. Del rito devono sentirsi partecipi anche gli altri, ma purtroppo non è sempre così e a tavola non del tutto sparecchiata, a volte, è come trovarsi al mercato nell’ora di punta, dove ognuno si fa i fatti propri.

L’etichetta vuole che si porti tutto il necessario alla presenza degli ospiti, non si preparano le dosi in cucina.
Tra amici non vergogniamoci di esibire la Moka, ma se vogliamo essere moderni procuriamoci una caffettiera di vetro. Fa molto vintage presentare il bricco da caffè in stile con il servizio, assolutamente opportuno nei pranzi molto formali, anche se nel travaso si perde molto dell’aroma, del calore e anche del gusto.
Ricordiamoci dei bricchi di latte, e di soia per chi è allergico al lattosio, nonché della zuccheriera col suo cucchiaino. Bene sarebbe offrire la possibilità di scelta tra lo zucchero bianco raffinato e quello grezzo di canna, per i salutisti. Da evitare le bustine stile bar! Sono ammesse le zollette, purché fornite con l’apposita pinzetta.

Regola di servizio: la padrona di casa, reggendo il piattino con tazzina (manico a sinistra) e cucchiaino (a destra), per ognuno versa il caffè nella quantità desiderata, indi lo porge con la mano destra, lasciando sia lo stesso ospite a servirsi di zucchero e latte.
Ogni persona ha il suo intimo rapporto con il caffè e io, che lo amo moltissimo, non sopporto quando mi viene offerta una tazzina colma fino all’orlo, come fosse un formato standard, per questo ai miei ospiti, arrivata a metà, chiedo sempre «Va bene così? posso mettere ancora?».

Altra regola: l’uso del cucchiaino. Esso non va roteato dentro la tazza per sciogliere lo zucchero, semplicemente si fanno un paio di movimenti in verticale, da nord a sud.
E non si deve assolutamente portarlo alla bocca, neanche se ci fosse la panna (questa farà le veci del latte e lasceremo che si sciolga, ma è difficile resistere, vero?).

È considerato alquanto ineducato raschiare il residuo di zucchero non sciolto con la goccia rimasta sul fondo e addirittura molto cafonesco aggiungere del latte per “sciacquare” la tazzina. Almeno non palesatelo ad alta voce. Ovviamente non si aspira facendo strani suoni.
Dopo l’appropriato uso, il cucchiaino va deposto sul piattino, guai a lasciarlo infilato dentro!

Come il vino, il caffè si centellina, non lo si manda giù d’un sorso solo perché è un fluido!

donna Maura

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