Stile e Società

Vino e Arte che Passione, finalmente di nuovo in sala

Nella splendida Galleria del Cembalo a Palazzo Borghese nel centro di Roma torna uno degli eventi più seguiti della capitale

Torna a grande richiesta  e risposta di pubblico Vino e Arte che Passione, la manifestazione di CT Consulting ormai entrata in pianta stabile nel calendario delle degustazioni romane. Una prova muscolare quella messa in campo dall’organizzazione guidata da Ciro Formisano per l’edizione della ripresa.

Dopo il lungo stop forzato, gli ospiti intervenuti per l’edizione 2021 hanno potuto godere di una degustazione con presenze di grandissimo livello e su questo l’impatto in sala non ha lasciato dubbi. Chiunque abbia varcato la soglia della splendida Galleria del Cembalo nella due giorni della manifestazione, è stato immediatamente rapito dall’imponenza della batteria di degustazione dei Trentodoc. Vera eccellenza enologica Italiana ancora troppo poco approfondita rispetto ai suoi contenuti, dai tanti che si dichiarano amanti degli spumanti.

Le celebri “Bollicine di Montagna” hanno dato grande prova di se catturando l’attenzione di tutti. Nelle altre sale invece circa 50 aziende hanno esposto i loro vini. Vecchi capisaldi  blasonati e giovani realtà meritevoli di attenzione hanno tenuto alto il tenore della qualità, tanto da meritare la citazione in blocco:

Barone di Serramarrocco, Borgo Conventi, Cà Maiol, Cantine Mesa, Cantine Biondelli, Castelli del Grevepesa, Castello del Terriccio, Castello di Buttrio, Col d’Orcia, Colognole, ColSaliz, Conte Degli Azzoni, Conti Riccati, Il Pollenza, Istituto Trentodoc, Kettmeier, Kurtatsch, Lamole di Lamole, LeVide, Masi Agricola, Murgo, Nonino Distillatori, Nuova Tenuta Paradiso, Paolo e Noemia d’Amico, Petra Nevara, Petrolo, Pomario, Principe Pallavicini, Rivera, Santa Margherita, Serego Alighieri, Siddura, Tasca d’Almerita, Tenuta Capofaro, Tenuta Fiorano, Tenuta Pescarina, Tenuta Regaleali, Tenuta Sallier de La Tour, Tenuta San Leonardo, Tenuta Tascante, Tenuta Tenaglia, Tenuta Whitaker, Tenute Sella, Tiefenbrunner, Umberto Cesari, Villa Sandi, Cantina Zaccagnini.

Sullo stesso livello anche gli approfondimenti con le Masterclass guidate dagli stessi produttori. Tra i sette appuntamenti in programma, per Col d’Orcia è toccato al Conte Francesco Marone Cinzano introdurre l’Azienda, col suo sistema produttivo integrato nel territorio e le radici nella mentalità agricola contadina propria di Montalcino, da cui i grandissimi vini che ne sono conseguenza diretta e naturale.

Una coltivazione quella della vite, che all’interno dei 150 ettari dell’Azienda occupa una piccola parte integrandosi con le altre colture come quelle del tabacco o del farro. Dimensionate quanto basta per comporre un mosaico che contribuisce in maniera naturale alla protezione del territorio.

Per dirla con le parole del Conte Cinzano: “Produrre grande qualità delle uve in vigna per proteggerla in cantina – con l’obiettivo di – produrre vini che mirano più alla grande bevibilità che all’impatto organolettico, non fatti per impressionare all’assaggio ma per essere bevuti”.

Le tre annate di Brunello di Montalcino Riserva Docg Poggio al Vento 2001 – 2006 – 2012 hanno tutte presentato, anche se con caratteri diversi, un profilo di estrema eleganza, a partire dal più “terragno” 2012 sui profumi di bosco, humus e sentori fungini legati alla terra e avvolti di mineralità ferrosa. Di grande equilibrio e piacevole presenza tannica che annuncia il suo sviluppo di grande qualità.

Di Seguito il 2006, impatto balsamico seguito da naso più dolce in una cornice di eleganza floreale e fruttata, in cui trovano spazio note di tabacco e spezie dolci. Al palato di sorso goloso che conserva acidità e prospettiva evolutiva caratterizzata dalla morbidezza setosa del tannino.

Infine il 2001 che chiude la verticale mostrando la possibile evoluzione futura nel potenziale della 2012. I sentori di terra si fanno più sfumati e delicati. Chiodi di garofano, pepe e legni aromatici mentre la bocca caratterizzata da pulizia ed equilibrio, è presidiata dalla presenza tannica di grande morbidezza e lunga rotondità.

Di altrettanta qualità la degustazione dedicata a Castello del Terriccio presentata da  Vittorio Piozzo di Rosignano, nipote di Gian Annibale Rossi di Medelana a cui la celebre Azienda seppur di grande tradizione storica deve i suoi successi.

Il giovane erede lasciato il mondo della finanza ha rifondato l’azienda disegnandone i contorni della dimensione attuale, che conta circa 1500 ettari posizionati tra il mare e Bolgheri e in cui la piccola superficie vitata completa gli 800 ettari di bosco, di cui 200 di pascolo brado e altri 800 tra seminativo e uliveto.

Una biodiversità fortemente salvaguardata da cui nasce la qualità ed il carattere dei vini che si fanno così interpreti del loro ambiente. Tre vini diversi per tre diverse interpretazioni del territorio.

Tassinaia Igt 2017 taglio di Cabernet Sauvignon e Merlot, che rispetta il carattere dei vitigni nel tono balsamico e verde, la piccola frutta rossa, le speziature, gli aromi di legno profumato e tabacco e caratterizzato dal tannino elegante a cui sapidità e acidità arricchiscono la persistenza.

Castello del Terriccio Igt 2016 taglio di Syrah e Petit Verdot. L’Approccio Balsamico qui e tipo eucalipto, che spingendosi oltre il frutto di bosco introduce il pepe, il tabacco kentucky, le erbe mediche essiccate e il cuoio, per poi ritornare in coerenza di bocca nel sorso gustoso che sviluppa la grande bevibilità di questo vino.

Le note balsamiche, di nuovo verdi, caratterizzano in qualche modo anche il Lupicaia Igt 2016 taglio di Cabernet Sauvignon e Petit Verdot. Vino dotato di grande eleganza su toni agrumati e fumè, mineralità ferrose in cui si affacciano le note di tostatura. Bocca di grande classe in cui freschezza acidità annunciano un tannino di qualità destinato a diventare straordinario, che già ora accompagna una grandissima persistenza.

Bruno Fulco

 

 

 

 


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