Vini e Ristorazione

Vini sotto acqua a Trieste, un Prosecco diventa “Audace”

Affinare i vini sotto acqua non è una novità, è una tecnica antica e solo di recente diventata “di moda”, da una decina d’anni sperimentata per esempio in Liguria, in Toscana, e persino sul fondo del Lago d’Iseo.
Ottimi i risultati ottenuti in Grecia e Croazia.

Ora anche a Trieste.
In aprile 2022 è stata approvata la concessione demaniale di sei mesi per un’area di 67 metri quadrati in fondo allo specchio acqueo all’interno della Diga Rizzo, in Punto Franco Nuovo, da adibire a spazio per una cantina.

Nella cantina subacquea, a 22 metri di profondità, sono state posizionate 14 casse in acciaio in cui hanno trovato posto 6.492 bottiglie di Prosecco.

Il progetto, chiamato “Audace”, è nato dalla collaborazione delle aziende Serena Wines 1881, di Conegliano, e Parovel vigneti oliveti 1898, che sul Carso produce Prosecco DOC Trieste.

Per il Porto di Trieste, ossia l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale, pare sia stato accolto come un segnale interessante nell’ottica della prospettiva di sviluppo nell’area industriale, associandolo a progetti innovativi del settore agroalimentare.

Dopo quattro mesi, è giunto il momento di gustare le prime bottiglie, e al brindisi hanno partecipato congiuntamente i governatori delle due Regioni interessate al Progetto.

Progetto che nel proprio nome, Audace, racchiude non solo la vicinanza con il centralissimo Molo Audace, caro alle passeggiate di triestini e turisti, ma anche la qualità della sperimentazione tentata nelle acque del Golfo, spesso agitate da due venti importanti: Scirocco e Bora.

 

I vantaggi della speciale culla sottomarina

Appaiono notevoli i vantaggi sui vini della pressione sottomarina, della temperatura sufficientemente costante nonché del continuo movimento ondoso che “culla” le bottiglie.

In questi mesi, la temperatura a tale quota ha favorito la maturazione di un vino particolare, con parametri unici quanto a salinità, concentrazione di ossigeno disciolto, presenza di fosfati, e altri elementi naturali utili allo speciale “affinamento” affidato al mare.

Trieste è sito ideale, potendo contare sul contributo di vari team di biologi, fisici, chimici, scienziati dell’Ogs, che possono studiare l’effetto della temperatura, pressione, profondità, correnti profonde e superficiali, e sulla assenza di luce per testare come reagiscono le molecole del vino in bottiglie immerse in profondità per un tot periodo di tempo.

Il progetto subacqueo – secondo gli esperti – può garantire “unicità gustativa e caratteriale” ai vini che si affinano “con parametri peculiari” come “temperatura, salinità, concentrazione di ossigeno disciolto, presenza di fosfati, silicati, nitriti, nitrati e clorofilla”, che “mutano con le stagioni e il passaggio dei venti”.

 

Una tecnica inoltre “sostenibile” che non necessita di lavorazioni meccaniche tipiche di una cantina in superficie.

Un prodotto che racconta Trieste, dal Carso al mare

«E’ una grande operazione per riconfermare l’identità dei nostri territori. Questo connubio con il Friuli Venezia Giulia va in questa direzione», ha osservato il presidente del Veneto, Luca Zaia, aggiungendo: «Non contemplo che ci possa essere una guerra tra cugini all’interno del Prosecco».
E in conclusione si auspica che la Docg legga in maniera positiva questa nuova operazione della Doc.

«Dall’eccellenza del Prosecco si arriva all’eccellenza dell’eccellenza del Prosecco – ha sintetizzato il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga – un prodotto particolare che racconta Trieste, dal Carso al mare. Mi auguro possa essere vincente anche dal punto di vista del successo di mercato».
«Lo studio delle evoluzioni del vino – spiegano i promotori – sarà fondamentale anche per il prosieguo del progetto».

Maura Sacher

 


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