Vignaioli di San Miniato e il tempranillo

Vignaioli di San Miniato e il tempranillo

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Vignaioli di San Miniato, ovvero, sei aziende che dal 2007 hanno dato vita ad una associazione per far conoscere la produzione del loro territorio.
Siamo in provincia di Pisa ai margini di quella fiorentina, in un territorio dove la storia è passata lasciando profonde radici. Dall’alto del colle la città (attenzione non paese!) di San Miniato guarda verso colline verdissime dove alla vite è dedicata grande attenzione da molto tempo. Già i romani allevavano la vite su questi terreni e documenti successivi, di epoca longobarda e sveva, testimoniano una produzione attenta. Gli studi ottocenteschi del marchese Cosimo Pietro Ridolfi agronomo fondatore della facoltà di agraria all’Università di Pisa si addentrano molto in questi territori.

 
I Vignaioli di San Miniato hanno voluto presentare i loro prodotti alla stampa toscana in apertura del 2017 in una bella occasione che si è svolta al Mama di Firenze. I vignaioli hanno fatto degustare i loro vini che sono la conseguenza di linee guida comuni che parlano di qualità, attenzione al territorio e alla salute dei consumatori.
Siamo in zona tartufigena con colline e pianure che si alternano velocemente con esposizioni diverse con terreni che anche turante una semplice passeggiata regalano in quantità fossili marini, un luogo dove le viti hanno un ampio spazio di racconto.

San Miniato

L’assaggio ha evidenziato una produzione di qualità, mai scontata, che sa andare oltre il più famoso dei vitigni toscani, il Sangiovese, regalando autentiche sorprese. Una di queste è la presenza del Tempranillo pianta iberica ritrovata in un podere probabilmente arrivata a San Miniato con qualche pellegrino. Il territorio, infatti, è attraversato dalla Via Francigena come dimostrano anche pievi e ospizi presenti nell’abitato e nelle campagne.
Leonardo Beconcini, quarta generazione dell’azienda agricola Pietro Beconcini, lo produce in purezza in tre versioni: IXE, VignaleNicchie Fresco di nero. Le piante piantate nel 1997 sono comunque diretta discendenza dei vecchi vitigni presenti sul territorio dove questo “strano” vitigno non ancora riconosciuto tramite DNA come Tempranillo veniva indicato con X cioè “ixe” in toscano. Sapido e minerale il Tempranillo di San Miniato si è sposato perfettamente con il menù degustazione preparato dal ristoratore Paolo Fiaschi per l’occasione della presentazione dei vini dei Vignaioli di San Miniato.

 
Colline vitate ma distese di olivi che permettono un’ottima produzione di e olio extra vergine a bassissima acidità come quello della Tenuta di Cusignano ottenuto prevalentemente con varietà Mignola. Qui anche un ottimo Sangiovese in purezza come il chianti DOCG Oppidum, l’IGT Rosso di Gora e il barricato IGT Svevo vino robusto. Bella anche la collezione di bianchi da uve Trebbiano e Malvasia.
L’Assedio, merlot in purezza della Tenuta Montalto ma anche il chianti DOCG da Sangiovese e Carbenet Sauvignon e Syrah ci hanno piacevolmente sorpreso. Situata nel parco naturale di Germagnana e Montalto l’azienda, che produce oggi 4 etichette, è sicuramente da “seguire”.

Pieve di Corazzano San Miniato

La passione biodinamica si è impossessata dell’azienda Cosimo Maria Masini che produce vini da vitigni autoctoni anche dimenticati come il Sanforte che abbiamo trovato nel Matilde 2016 IGT Rosato Toscano da Sangiovese e Sanforte, fresco e profumato. A seguire i bianchi come il daphné 2015 IGT Bianco Toscano da 80% Trebbiano Toscano 20% Malvasia Bianca ottenuto con macerazione di quattro giorni sulle bucce, in vasca aperta a temperatura ambiente. vinificato in barriques e tonneaux, senza aggiunta di lieviti selezionati e senza additivi chimici e dopo 10 mesi viene imbottigliato filtrazioni né chiarifiche.
Tra i Vignaioli di San Miniato anche La Fattoria di Sassolo azienda agricola dal 1784 oggi della famiglia Bianco, un baluardo della tradizione: il Chianti qui viene vinificato con l’antica pratica del “Governo alla Toscana” cioè con lenta rifermentazione dopo la svinatura con l’aggiunta di uve selezionate. Interessante il Vinsanto prodotto da “madri” antiche di almeno 200 anni.
Ultima azienda della nostra degustazione Agrisole di cui avevamo già apprezzato in passato vini interessanti come il Malvasia nera IGT che oggi abbiamo integrato con l’assaggio del Colorino vino che fa la malolattica in barrique e affina 15 mesi in barrique di rovere francese consigliato da un amico ristoratore.
Concludiamo questo nostra degustazione con alcuni dei passiti e Vinsanto prodotti dai Vignaioli di San Miniato, sei aziende che vi invitiamo a visitare per conoscerne i prodotti e perché no, un territorio da visitare in ogni stagione.

Roberta Capanni

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