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A Verona battesimo doc unica del Friuli?

Qualche anno fa al Vinitaly di Verona la Regione Friuli Venezia Giulia ha tenuto a battesimo il “Friulano”, l’etichetta che ha definitivamente sostituito il locale Tocai, nulla a vedere con il Tokaj (o Tokaji) ungherese, vino dolce da dessert, mentre il nostro era bianco sì ma secco, gustato tradizionalmente come aperitivo, il classico ‘spritz’, o con piatti di pesce. Ma ai comandi della UE si obbedisce, e la ferita rimane.

Ora altri giochi si stanno concludendo, arriva ufficialmente la “DOC unica” regionale, e, nonostante qualcuno perseveri a parlarne mettendo i verbi al condizionale, la cosa è fatta. Fatta tra i Consorzi di tutela dei vini DOC del Friuli, che nel 2011 hano formalizzato un nuovo super consorzio, un Consorzio dei Consorzi (soci fondatori 6 Consorzi di tutela dei vini DOC Friuli Annia, Friuli Aquileia, Friuli Colli Orientali e Ramandolo, Friuli Grave, Friuli Isonzo e Friuli Latisana). Fatta a Roma con il beneplacito del Governo, infatti la Commissione tecnico-normativa del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp del Mipaaf in febbraio di quest’anno ha espresso parere positivo alla richiesta di istituzione di un’unica Doc per i vini prodotti nella regione Friuli Venezia Giulia.

Sono più di sei-sette anni che la Regione FVG preme sul progetto. Progetto da cui il Carso è escluso, già auto-esclusosi in un giro di polemiche in merito all’estensione consortile veneto-friulana della Doc Prosecco, e che ora sta battagliando con la Slovenia e la Croazia e pure con la UE sulla denominazione del vino Terrano, un’altra storia di cui abbiamo parlato e ne riparleremo.

A fronte delle espressioni di grande soddisfazione di Cristiano Shaurli, da neanche un anno Assessore regionale alle risorse agricole e forestali, che a dispetto del cognome è friulano di Faedis, succeduto sulla poltrona regionale a Claudio Violino, il battezzatore del “Friulano” a Vinitaly, bisognerebbe rispolverare anche un campione delle dispute sui progetti della Doc interregionale del Pinot Grigio con FVG, Veneto e Trentino.

Fa sapere Shaurli «Ottenere la Doc sarebbe un successo non solo delle istituzioni e della politica, ma soprattutto di una filiera capace del salto di qualità per raggiungere un traguardo atteso da trent’anni».
vignetiCi sono alcuni produttori e diversi esperti di enologia che credono valga di più alla connotazione del territorio di origine delle uve per caratterizzare la Denominazione d’Origine Controllata.
Sennò, che fine fa il valore del “terroir”?

Maura Sacher


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