Tribuna

Vecchio Galateo e nuova società, cambiano le regole di comportamento

Le nuove regole del comportamento, dettate a suon di decreti governativi, con l’obbligo del distanziamento sociale tra individui, hanno preso il sopravvento sulle tradizionali regole di condotta che vanno sotto il nome di Galateo, cominciando dal saluto tra persone che si conoscono.

Per evitare il contagio del malefico Coronavirus, tutti siamo limitati nelle nostre libertà sociali, di espressione fisica ed emotiva, e dobbiamo convivere con le pari limitazioni della libertà altrui.

La prima regola introdotta, chiaramente igienica, è stata quella di non darsi la mano l’un l’altro incontrandosi per la strada. Sopprimendo questo atto di socialità più elementare, è stato introdotto un allontanamento, spaziale e mentale, tra le persone, repressa la più spontanea manifestazione di amichevole disponibilità verso il nostro prossimo, ossia il toccarsi.

La psicologia del comportamento, infatti, vede nei gesti del toccare l’interlocutore, come anche lo sfiorargli braccio, la spalla, un’espressione di “empatia”, un desiderio di entrare in relazione con l’altro, trasmettendo quasi un sentimento di affetto.
Per il Galateo, al contrario, è una intrusione nello spazio intimo altrui, che potrebbe mettere a disagio chi lo subisce, e pertanto non lo contempla. Il galateo valuta il dare la mano solo per disciplinare l’ordine gerarchico delle precedenze, ossia a chi spetta porgere la mano per primo (la persona più importante doveva allungare la mano per prima, ovvero la donna all’uomo, il capo al dipendente, il più anziano al più giovane).

Nella nostra cultura occidentale, il fatto di darsi la mano nel saluto e nelle presentazioni non è mai stato un obbligo, era un semplice atto di cortesia, al pari dei baci e degli abbracci tra buoni conoscenti, ma nelle altre culture per esempio orientale o araba non è contemplato. In Giappone, per esempio, vale di più un inchino con la testa ed un sorriso, ed in India si congiungono le mani davanti al proprio viso nel saluto. I Cinesi si salutano facendo un inchino a mani giunte sul petto.

Ecco, non ci sarà più il problema di chi deve porgere la mano per primo, né l’imbarazzo quando capitava che la mano non venisse proprio tesa. Così non ci sarà nemmeno più il problema del “tipo” di stretta, che veniva raccomandata breve e decisa, non troppo vigorosa né stritolante, non dondolante, tipo “pompa”, e a mano piena e asciutta, ben ritta in verticale, con i mignoli perpendicolari al pavimento ed i pollici a incastro.
Ora si potranno anche avere i palmi sudaticci e nessuno si adombrerà, e non ci sarà gara a chi rovescia l’altro col dorso all’ingiù per mostrare la propria supremazia.
E soprattutto sarà definitivamente eliminato il “Molto piacere” troppo spesso borbottato nelle presentazioni e tanto esecrato nei manuali di galateo.

Perché non introdurre un altro gesto?
Non certo quello di agitare una mano in aria, come se fossimo alla partenza di un treno in Stazione, che potrebbe essere interpretato anche come un “non ti avvicinare”, “stammi alla larga”. Né il braccio alzato o mezzo alzato a mo’ del “Presente” di scolara memoria.

E tanto meno, per carità, il gomito contro gomito o il piede contro piede, come si è visto in più consessi persino ufficiali, niente di più inelegante, degno solo di convivi goliardici.

Il nuovo gesto di saluto da riconoscere ufficialmente, anche quando la mascheratura del viso non sarà più necessaria, da ora in avanti potrebbe essere rappresentato da una mano messa sul cuore o sul petto, la parte della nostra persona che gli interpreti del Linguaggio del Corpo riconoscono rappresentare la sede dei più schietti sentimenti.

Credo che questa imposizione del distanziamento sociale resterà impressa nel nostro dna a lungo, come a lungo resterà in ognuno di noi il timore che il contagio, una volta che ne sarà decretato il cessato allarme per la pandemia, si possa ripresentare.
Dopo questa emergenza sanitaria, la maggior parte di noi sentirà le mani ancora prigioniere.

Forse entrerà nel nostro costume, del comportamento personale, sociali e pubblici, un simile atteggiamento, così si eviteranno pure gli spiacevoli intrecci di braccia e gli esecrabili incroci di mani quando ci si trovava ad essere presenti in più persone.

Cambieranno, dunque, queste regole di comportamento nel prossimo futuro, i Cerimoniali pubblici e i consigli della Business Etiquette verranno riscritti?

Maura Sacher


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