Curiosità

Vantaggioso l’euro per l’agricoltura, secondo un esperto

In una relazione per Fieragricola di Verona, la rassegna internazionale dell’agricoltura che si terrà nel 2018, il prof. Ermanno Comegna, economista agrario esperto di Politica agricola comune (PAC), elenca i principali cambiamenti avvenuti fra il 2002 e il 2017, ossia da quando venne adottata la moneta unica, di cui evidenzia vantaggi e svantaggi.

Comegna sostanzialmente ritiene che il passaggio dalla lira all’euro abbia favorito l’agricoltura in quanto si è verificata una progressiva maggiore interconnessione dei mercati agricoli mondiali.
Allo stesso tempo, la politica agricola comune non ha saputo adeguarsi alle sfide di uno scenario globale mutato e si sono innescati dei fenomeni le cui conseguenze non sono state tutte positive, ad esempio le derive del ‘land grabbing’, una corsa all’accaparramento dei terreni, e una riduzione dell’utilizzo del fattore lavoro in agricoltura, con il numero degli occupati in agricoltura diminuiti di oltre un quarto a livello europeo tra il 2005 ed il 2015.

Il prof. Comegna è convinto che l’introduzione dell’euro, tutto sommato, sia «uno scudo di protezione da speculazioni monetarie». ERMANNO COMEGNA«Il mantenimento della lira – sostiene l’economista agrario – avrebbe richiesto complicate operazioni di conversione, per quantificare annualmente l’entità in moneta nazionale degli aiuti provenienti da Bruxelles, con il contraccolpo di possibili avventate operazioni di speculazione finanziaria a danno degli agricoltori, come del resto è avvenuto negli ultimi anni nel Regno Unito».

Dall’avvento dell’euro, inoltre, «si registra una spinta convergenza dei prezzi europei con quelli internazionali» o meglio dei prezzi esteri con quelli europei. Prendendo come esempio il latte, Comegna scrive che gli ultimi dati disponibili, fine 2016, evidenziano un prezzo medio per l’Unione europea di 32 centesimi di euro per chilogrammo, di 33 centesimi in Nuova Zelanda 33 e di 38,8 negli Stati Uniti, mentre nei primi anni Duemila, stante quasi identica la situazione del prezzo medio europeo, negli Usa le quotazioni erano più vicine a 20 centesimi e nella Nuova Zelanda attorno a 15 centesimi.

Dal 2002 a oggi si è verificata una forte concentrazione del potere di mercato nella filiera agroindustriale. Ci sono 50 grandi gruppi a livello mondiale che controllano il 50% del fatturato globale alimentare, ricorda Comegna. «Una recente analisi pubblicata in Germania evidenzia che nel 2015 ci sono state acquisizioni e fusioni nel settore per 329 miliardi di euro, cinque volte di più rispetto a quanto si è verificato nei settori farmaceutico e petrolifero. Il gruppo francese Lactalis, specializzato nel settore lattiero caseario, fattura complessivamente 16,5 miliardi di euro, quattro volte di più del valore dell’intera produzione annuale italiana di latte bovino».

A livello europeo, una Pac che – sottolinea Comegna –  si è distinta «per le contraddizioni, la scarsa efficacia e per gli eccessivi costi amministrativi, dovrà dare risposte a un elemento che negli ultimi 15 anni si è rivelato onnipresente: la volatilità eccessiva, al limite dell’instabilità». Un tema che, ne è convinto l’economista agrario, impegnerà non poco gli Stati Membri nella discussione delle linee guida della Pac post 2020.

Per Comegna l’euro sarebbe, dunque, un amico delle imprese agricole e nel settore primario, in alcuni frangenti, una protezione. Senza la moneta unica gli scenari sarebbero stati diversi.

Maura Sacher


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