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Un disegno di legge per punire l’agro-pirateria come reato

Di agro-pirateria, di reati alimentari, di agro-mafie si discute da quasi un decennio a tutti i livelli, istituzionali e d’informazione, e la Coldiretti fa periodicamente denunce ad ogni occasione di Fiere agroalimentari in patria e all’estero, mentre poco sembra abbiano efficacia le norme europee sulle etichettature, pur recepite prontamente e seriamente dall’Italia.

Ora esce l’annuncio che un disegno di legge sugli aspetti penalistici e amministrativi della pirateria agroalimentare, elaborato dopo due anni di lavoro dalla Commissione, presieduta da Giancarlo Caselli, ex magistrato, su proposta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando è stato approvato in seno al Consiglio dei Ministri.

Con questo ddl nasce il reato di “agro pirateria”, che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o da marchi di qualità (Dop e Ogp) contraffatti.
Già in occasione del Festival del Giornalismo Alimentare, di febbraio di quest’anno a Torino, dedicato allo specifico tema, Caselli ha avuto occasione di ribadire l’allarme su quanto profondamente le associazioni malavitose siano infiltrate nella filiera agroalimentare, tenendo sotto controllo tutti i suoi ambiti: dalla terra alla produzione, dal trasporto alla distribuzione, per un fatturato annuo che nel 2015 ha raggiunto i 16 miliardi di euro.

Siamo a fine legislatura, sono molte centinaia i provvedimenti elaborati negli ultimi anni e ancora non approvati, l’iter di un disegno di legge elaborato dal Governo prevede il passaggio alle due Camere, dei Senatori o dei Deputati, prima all’una poi all’altra, per la approvazione definitiva.
È esultante il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Michele Martina e lo potremmo essere tutti noi consumatori se ciò desse garanzia ai prodotti nostrani per la tutela della nostra salute, e se soprattutto se il ddl venisse approvato, con tutti i passaggi, entro pochissimi mesi.

È davvero fastidioso leggere proclami su quanto è bello quello che si progetta di fare, mostrando l’affanno della corsa e illudendo il cittadino, mentre, poi, alla fine, nulla ne verrà fuori entro il tempo della scadenza.
La palla passerà ai prossimi governanti, e non basteranno gli anni del loro mandato per recuperare ciò che di utile è stato impostato dai loro predecessori.

Un’altra riflessione d’obbligo: a quando una definitiva normativa nazionale che legittimamente difenda la clausola di supremazia, quel principio che i dettati la Costituzione di un Paese deve prevalere sulle chimeriche imposizioni di una utopistica Comunità di Stati Europei?

Maura Sacher


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