Tribuna

Tratta bene il pane in tavola

Per molti Millenni il pane, per eccellenza il “Ben di Dio”, è stato considerato il più sacro dei prodotti “della terra e della fatica dell’uomo”, accanto al vino.

Fatica dell’uomo?, beh, in verità all’inizio dei tempi erano le donne che sminuzzavano i chicchi dei cereali con un pestello di pietra, inginocchiate per terra, per ore e ore di lavoro e di fatica, poi, ottenuta la farina, la impastavano con acqua, aggiungendo qualche altro ingrediente, e la arrostivano sul fuoco. Così nascevano pagnotte, focacce e robe simili, idonee a sfamare in primis i maschi del clan famigliare. Generazioni dopo generazioni.

A parte la puntualizzazione storica, con il pane non si scherza. Ai tempi della mia infanzia, se un pezzo di pane cadeva a terra, lo si raccoglieva e lo si baciava, era un “bene di Dio”, dicevano i vecchi. Fa ridere? No, perché in quasi tutte le famiglie era così, basta domandare ai nonni
Il Galateo ha recepito il rispetto atavico verso questo nutrimento.

E basta domandare ai nonni se non è vero che a tavola non ci si trastulla con il pane, non si fanno palline con la mollica né per noia né per lanciarle in giro per divertimento, non lo si spezza invadendo di briciole la tovaglia, meglio sul piatto.

Il Galateo scritto rinforza le memorie degli avi: se si attinge il pane dal paniere, lo si prende così com’è e, poiché lo si tocca con le mani,PANE SI SPEZZA CON LE MANI non si stacca un pezzo rimettendo il resto nel paniere.
È per questo che nei pranzi chic a sinistra del proprio piatto il commensale trova un piattino con un pagnottina intera o fette di pane.

Il pane, che una volta (ricordiamolo, non era fatto di farine raffinate come oggi, solo negli ultimi secoli era bianco e prerogativa delle classi nobili) serviva proprio per raccogliere i sughi delle pietanze, quando non c’erano le posate di cui disponiamo, oggi molte persone lo adoperano per “fare scarpetta”. scarpetta nel paittoIl Galateo aristocratico non ammette questo gesto popolare e pur atavico, ma lo tollera nelle mense più modeste, purché non si osi infilzare il pezzo di pane con la forchetta.

Con il pane non si usa alcun tipo di posata, lo si deve trattare solo con le dita.  Per questo per le bruschette non si usano forchetta e coltello, si mordono direttamente. Per questo non bisogna sgridare i ragazzi che, dopo aver fatto a fette la pizza, se la gustano prendendo la fetta con le dita (noi adulti dovremmo fare lo stesso).

Ed è per tutte le ragioni che il pane vecchio non si butta,  ci sono diversi modi per impiegarlo in cucina. Per esempio, oltre ad utilizzarlo come pane grattugiato per impanature, lo si può impiegare in diverse ricette regionali di zuppe, polpette, polpettoni, dolci.

Insomma, ci vuol il Galateo per insegnare come trattare il pane?

donna Maura


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