Tribuna

Tra cibo e moda gli Italiani in crisi?

Con un pensiero doveroso verso chi versa in reale stato di bisogno e non ha motivo di leggere i miei scritti, l’ultimo trafiletto dell’anno lo vorrei dedicare non esclusivamente al Galateo della Tavola ma un po’ in generale allo “stile”, quello signorile, che dovrebbe contraddistinguere tutte le nostre azioni, filtrando le pessimistiche notizie sulla regressione promessa dai nostri governanti presenti e futuri.

 

Come viviamo la crisi attuale e l’assuefazione all’agiatezza?
Iniziamo con il valutare le lamentazioni riguardo alle cene aziendali pre-natalizie sostituite da buffet preparati in casa o fatti sul momento dai dipendenti, quindi non a spese dell’amministrazione, e sui catering che si sentono defraudati. Quando si è ben abituati, certo che il cambiamento shocca. Ma come, si è tanto sparlato dello sperpero di denaro per le cene offerte dei datori di lavoro, peraltro soggette all’attenzione della Corte dei Conti e della Magistratura, e non apprezziamo il risparmio? Chi vuol fare notizia, non si ferma a riflettere.
C’è stato un boom delle agenzie di catering, utilissimi i loro servizi, ma optional come nelle macchine di lusso, e se qualcuno ne fa a meno, il fatto non deve diventare un caso nazionale e far gridare alla recessione! Anni fa i cuochi e i camerieri a domicilio erano prerogativa di pochi, poi sono diventati una moda.
Non è cattiva cosa riscoprire le individuali abilità culinarie e rallegrare la compagnia di pietanze preparate con amore e fantasia. Ai fornelli ognuno, maschio o femmina, può dare la propria impronta creativa e, secondo me, il cibo assume un altro sapore e un maggior valore, date le premesse altruistiche con cui viene preparato. Allora ben vengano i Cenoni di Capodanno tra amici in cui ognuno porta qualcosa fatto con le proprie mani.

Anche il mercato dell’abbigliamento si dichiara preda di gravissima recessione, dicono che non tira più come negli anni passati, si vendono meno abiti eleganti anzi “solo quelli di ‘necessità’, ad esempio per le cerimonie. Però nessuno ha il coraggio di dire che la gente, in generale, da decenni ha smesso di recepire il concetto dell’«abito per ogni occasione»: lo vediamo scendendo negli alberghi a 4 stelle, in crociera, nei luoghi di vacanza, ai matrimoni anche quelli di lusso, lo notiamo tra i vip. Chi sa cosa sia l’abito da mattina, da pomeriggio, da cocktail, da sera? Chi distingue tra abito elegante, sportivo, casual, di gala? Solo chi ha “classe” di suo o per nascita o per educazione.
Pensate che le consorti degli arricchiti e le career woman, al di là degli ammennicoli di cui si addobbano o delle calzature eccentriche a 500 e più euro al paio, sappiano vestirsi in modo adeguato alle circostanze? Stile ed eleganza stridono con i prezzi di certe mise, spesso affannosamente cercate per concorrere in apparenza, non già per adeguarsi all’occasione. Tanto che troviamo abitini neri per un rinfresco a mezzogiorno e giacche vistose ma firmate per un dopocena.
Molti veri “signori” si sono dovuti adeguare per non risultare, essi, “stonati” in determinate circostanze, insomma si sono appiattiti verso il basso pure loro, anche per mimetizzare il proprio status e non richiamare l’attenzione sul loro reale stile di vita, quasi fosse cosa non naturale.
Non è questione di crisi economica: entra in gioco solo la perdita del valore culturale dell’eleganza, quella vera!

Valori che si vedono anche a tavola, nella scelta della materia prima da offrire agli invitati: “qualità” nei cibi e nelle bevande non per far colpo ma per soddisfare il palato dei commensali e corroborare l’atmosfera di tutto ciò che sia di contorno: dalla preparazione della tavola all’abbigliamento consono al piacevole evento.

Buon Veglione e Prospero Anno Nuovo da

donna Maura


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