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Tempesta sulla Ribolla Gialla

Tempesta sulla Ribolla Gialla

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Che destino avrà la Ribolla Gialla del FVG?

Questa è storia: La ribolla gialla è un vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia, tipico delle Colline Orientali del Friuli, o meglio del Collio Goriziano, in particolare nella zona di Rosazzo, diffuso anche in Slovenia, in Istria, fino in Dalmazia, conosciuta come ‘rebula’. È un vitigno di tradizioni antichissime, esistendo testimonianze risalenti al XII secolo. Il Duca Leopoldo III di Austria fece inserire nell’atto di dedizione della città di Trieste una clausola che obbligava la città “a rifornirlo annualmente di 100 orne di vino Ribolla del migliore”. Il vino Ribolla Gialla Colli Orientali del Friuli ha ottenuto la DOC nel 1970.

Ebbene, in una politica di misteriose strategie di rimescolamenti di nomenclature, ripopolamenti a vitigni di zone disboscate da vegetazione, finanziamenti ad hoc, alleanze (quasi obbligate) tra Regioni, questa Ribolla Gialla, dell’area storicamente definita “giuliana”, da alcuni anni è oggetto di trattative per la sua salvaguardia.

Roberto Felluga, noto viticoltore di Capriva del Friuli, e responsabile della Sezione economica vitivinicola di Confagricoltura Fvg, pur felice del raggiunto progetto della Doc “Delle Venezie” per il Pinot Grigio, e trionfante un anno fa dell’accordo con i veneti e i trentini che la coltivazione della Ribolla gialla sarà possibile esclusivamente nelle province di Pordenone, Udine e Gorizia, oggi si dichiara allarmato, asserendo: «Dopo un percorso condiviso tra gli operatori della filiera sulla regolamentazione relativa alla coltivazione e vinificazione della Ribolla gialla, da alcuni mesi il meccanismo si è inceppato. Ma la questione è urgente e vogliamo sollecitare sul tema la parte della filiera che non condivide la nostra stessa preoccupazione».

E aggiunge: «Dopo un percorso condiviso tra gli operatori della filiera sulla regolamentazione relativa alla coltivazione e vinificazione della Ribolla gialla, da alcuni mesi il meccanismo si è inceppato. Ma la questione è urgente e vogliamo sollecitare sul tema la parte della filiera che non condivide la nostra stessa preoccupazione». «Nelle riunioni del Tavolo verde tenutesi a inizio d’anno, anche su proposta di Confagricoltura Fvg, molti passi avanti erano stati fatti sulle azioni da svolgere per valorizzare la qualità produttiva e tutelare il nostro storico vitigno autoctono, oltre a quanto già avvenuto nei confronti del Trentino e del Veneto. Ma le azioni di tutela devono proseguire in maniera convinta. Tanto più che, con le attuali superfici produttive che ammontano a circa 400 ettari, i Consorzi di tutela e le organizzazioni professionali possono ancora gestire un percorso che deve portare alla conclusione di una Ribolla gialla solo del Friuli VG. Ma, i vivaisti ci informano che sono state vendute barbatelle per impiantare ulteriori 800 ettari nella parte occidentale del Fvg, al confine con il Veneto e ciò potrebbe comportare un pericoloso spostamento del peso decisionale sulla tutela del vitigno».
E conclude: «È necessario che la filiera si riconvochi subito e prenda delle decisioni puntuali o, altrimenti, la perdita della Ribolla sarà un’altra sconfitta cocente per il nostro comparto».

Beh, non c’è altro da aggiungere, altro che dire che i viticoltori sono lasciati troppo soli nella loro lotta a difesa di quel bene prezioso che gli antichissimi nostri progenitori hanno scoperto e ci hanno tramandato, e noi oggi pieghiamo ad un mero affare di mercato.

Maura Sacher

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