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Tavola rotonda di presentazione del 2° rapporto AgrOsserva

Ieri, 27 febbrario 2014, è stato presentato il secondo numero di AgrOsserva, periodico trimestrale curato di Ismea e UnionCamere, sulla congiuntura dell’agroalimentare italiano.

«Un’agricoltura sempre più sacrificata nella catena del valore della filiera», è stato il commento unanime dei convenuti, i quali si sono confrontati su due focus principali e sui dati del IV trimestre dell’anno trascorso.

Un’agricoltura che, dati alla mano, nel corso degli anni «ha visto ridurre la sua partecipazione agli utili di filiera a vantaggio degli operatori più a valle, in particolare di quelli del sistema distributivo».
Su 100 euro di spesa del consumatore finale per acquistare prodotti agricoli freschi, infatti, ai produttori rimangono solamente 22,50 euro. La restante quota risulta così ripartita: 36 euro vanno a remunerare il trade (ingrosso e dettaglio), oltre 25 euro vengono trattenuti da altri operatori indirettamente coinvolti nella filiera (fornitori di mezzi tecnici di servizi finanziari e assicurativi ecc.), circa 9 euro sono riconducibili alle imposte e oltre 8 euro finiscono all’estero a seguito dell’importazione di prodotti direttamente destinati al consumo.
I 22,50 euro che restano in mano agli agricoltori, tolti salari e ammortamenti, scendono a 1,8 euro, importo che rappresenta il reddito netto delle aziende primarie.

Che nemmeno 2 euro netti rimangano nelle tasche dei produttori, cioè a coloro che lavorano i campi a orari impensabili per noi impiegati in ufficio, pagano salate bollette per energia elettrica e rifornimento idrico, affrontano ansie e rischi con l’occhio alle previsioni meteorologiche, si devono destreggiare senza errori tra normative, decreti, permessi, controlli ed ispezioni, tasse e balzelli vari, per mantenere la famiglia e retribuire i dipendenti anche stagionali, è davvero un’infelice soddisfazione. Tenendo in conto che da essi dipende la salute del consumatore.

Il secondo focus è dedicato al tema della gestione dei rifiuti nell’agroalimentare, ove si evidenzia una crescente attenzione all’eco-efficienza dell’industria alimentare e delle bevande (A&B). Tra il 2008 e il 2011, le lavorazioni industriali hanno ridotto del 23% la produzione assoluta di rifiuti, facendo crescere la quota degli avviati al riciclo che ha superato il 79% di quelli prodotti. Approfondendo i dati, emerge la progressione green della lavorazione della carne: una singola attività che produce circa un sesto di tutta la quantità di rifiuti dichiarata dal settore A&B, nel 2009 destinava a recupero 7t su 10, salite nel 2010 a 7,9 t (+12,5%).

Il Dossier AgrOsserva, nell’analizzare il bilancio complessivo del 2013 per l’agricoltura e l’industria alimentare, presenta il ritratto di un settore che, oltre ad essere stato segnato da eventi atmosferici avversi e ancora sotto forte tensione a causa della crisi, ha registrato la scomparsa di quasi 33 mila aziende agricole in dodici mesi, pari ad una riduzione della base imprenditoriale del 4% rispetto al 2012.
L’intero rapporto è scaricabile a questa pagina del sito IsmeaServizi
http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3748

Maura Sacher


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