Sono fastidiosi i “punti di vista” specie se non si condividono

Sono fastidiosi i “punti di vista” specie se non si condividono

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Come non prendere in considerazione anche i punti di vista altrui, tenendo conto delle news-letter e delle decine di comunicati stampa che giornalmente arrivano alla nostra posta per farci partecipi delle più svariate iniziative, in particolare intorno al vino, e farci sopra un ragionamento dal proprio punto di vista?

Prendere spunto da un articolo o da un comunicato per solleticare il senso critico è una libertà che non tutti i giornalisti si possono permettere. E specie ironizzare sulle informazioni, o per tali spacciate dai diversi uffici stampa.

Recentemente, su un portale online dedicato al mondo del vino, diretto e gestito da un personaggio conosciuto nel settore, è apparso un editoriale, provocatorio a dire dell’autore, che gira intorno alla domanda «se per un po’ di tempo non sarebbe meglio se…». L’Esimio nel suo editoriale intendeva lanciare una “moratoria delle manifestazioni enoiche”, ossia che «per almeno otto mesi (diciamo fino alla fine dell’anno!) non si organizzano manifestazioni sul vino. Piccole, grandi, particolari o scontate che siano: niente fiere, niente presentazioni, niente degustazioni guidate, corsi, niente di niente»; suggeriva che nel frattempo i produttori vinicoli prendessero più tempo per riflettere sulle scelte da fare in vigna e in cantina.

Se fosse vero che il «saltare da un evento all’altro» faccia spendere alle Cantine fior di quattrini solo per essere presenti (e non avere per tornaconto altro che un minimo di pubblicità), la considerazione potrebbe essere condivisibile prendendo visione dei Bilanci Aziendali: in effetti non tutti i produttori di vino possono vantare un efficace vantaggio.
Del resto, il patinato mondo enologico offre la visibilità, solo alcuni produttori se ne distaccano arrangiandosi da sé e affidandosi al passa parola o agli strumenti offerti da Internet. Costa di meno.

Tuttavia la proposta dell’editorialista di cui sopra, oggettivamente, è accettabile se non altro per far risparmiare soldi e tempo alla massa dei professionali seguaci di eventi enologici nella giravolta delle partecipazioni, in un fitto calendario di eventi che non poche volte si accavallano nelle date o si distanziano nelle sedi, in giro per la penisola.

E qui siamo nel nostro campo. E vado di mio.
Senza i giornalisti che “saltano da un evento all’altro”, magari assaggiano, sia pure con «l’educatore di turno che li indottrina», e poi scrivono, che ne sarebbe di tante pubblicazioni, giornali e riviste on-line, persino blog, dedicate all’enologia?
Forse ne sono troppe, come troppe le figure che girano intorno al campo editoriale del vino, quanto lo sono a quello della gastronomia, inventandosi “blogger” o “influencer”, ma ritengo ci sia spazio per tutti (soprattutto in rete).
La selezione può farla solo il lettore.

Maura Sacher

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