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Sono 4 i miliardi di euro destinati alla agricoltura nel PNRR

 Il senato e la camera hanno dato via libera al PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’ultimo atto è il passaggio e ratifica del consiglio dei ministri.

I fondi sono destinati per 1200 milioni alla innovazione dei contratti di filiera, 1500 per sostituire le coperture dei parchi agrisolari, 800 per la logistica e 500 per la meccanizzazione e l’innovazione nel comparto agricolo e alimentare.

Su 222 miliardi complessivi tra i fondi europei e le risorse nazionali sinceramente non sono un granché.

Un settore primario per la nostra economia come ha più volte ricordato l’impettito quasi inamidato premier merita sicuramente di più.

Il neo ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli sottolinea che sono stati stanziati anche 2 miliardi per lo sviluppo delle tecnologie e delle produzioni di biogas e biometano e 880 milioni per invasi e sistemi irrigui.

Bisogna assolutamente aumentare la capacità di raccogliere acqua piovana soprattutto in previsione delle siccità causate dai cambiamenti climatici.

In previsione ci sarebbero 600 milioni per interventi di restauro e ripristino della edilizia rurale e storica.

La riqualificazione e il rilancio dei piccoli borghi rurali, molti dei quali abbandonati, può avere una ricaduta importante nelle economie locali.

Va incentivato il turismo sostenibile, l’enoturismo e si devono valorizzare le innumerevoli produzioni legate alla agricoltura e all’artigianato tradizionale.

Ma tutto questo sarà sufficiente per rilanciare la nostra economia agricola?

Io sono piuttosto scettico.

Il piano asseconda l’ammodernamento di un modello che si è rivelato fin qui insostenibile.

Non promuove affatto una transizione ecologica soprattutto per quanto concerne il rinnovo del parco mezzi agricoli.

Se dovesse tradursi in un passaggio a macchine agricole sempre più complicate e pesanti che schiacciano ulteriormente il suolo l’effetto sarebbe solo negativo.

E pesa come un macigno l’assordante mancanza nelle 273 pagine del documento delle parole vino, viticoltura ed enoturismo.

Se è solo una dimenticanza è comunque grave.

Se è ignoranza è ancora peggio.

Il sospetto che chi ha redatto il documento sia astemio e ignorante è forte.

L’ingessato presidente del consiglio comunque non è astemio.

Sarà fondamentale il passaggio dai micro ai macro interventi.

Non è consentito errare e chi deve effettuarlo deve essere assolutamente all’altezza del compito.

Non come chi ha scritto il documento del PNRR. Analizzando la compagine di governo non sono davvero molto fiducioso.


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Umberto Faedi

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