Tribuna

Il Sommelier del futuro ha il cuore di donna

Produttrici, sommelier o che ricoprano qualsiasi altra funzione, dal vigneto alla cantina fino alla comunicazione. La presenza femminile è ben salda in tutte le categorie della filiera vitivinicola. D’altronde la passione enoica non conosce distinzioni è qualcosa di avvolgente, indipendentemente dal fatto che gli innamorati di Bacco siano uomini o donne.

Nel ruolo di Sommelier pare proprio che il futuro veda queste ultime come protagoniste, capaci di stupire negli abbinamenti col cibo e di comunicare con passione e competenza i valori del vino. È questa la prospettiva rivelata dal convegno “La Vite è Donna: dal Barolo al Nero d’Avola”. L’incontro organizzato a Portopiccolo dalla delegazione Friulana dell’Associazione Le Donne del Vino, ha visto ottanta produttrici presentare 160 etichette in degustazione sul lungomare della località turistica friulana.

L’evento voluto Cristiana Cirelli responsabile locale dell’Associazione, ha registrato una buona risposta di pubblico e addetti ai lavori, tra cui anche Debora Serracchiani presidente della Regione Friuli Venezia Giulia presente per il taglio del nastro e che ha commentato: “È la più grande degustazione al femminile mai realizzata”. L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino nasce nel 1988, conta ad oggi circa 700 iscritte distribuite in ogni categoria professionale che riguardi il mondo del vino.

Il sodalizio nasce per dare visibilità alle donne che da sempre lavorano nel mondo del vino e per valorizzare le capacità imprenditoriali di quante hanno saputo gestire l’eredità del patrimonio familiare. Prerogativa un tempo interpretata esclusivamente al maschile. Agronome, enologhe, enotecarie, sommelier e molte altre figure che oggi a pieno titolo fanno parte del mondo dell’enologia italiana. Il convegno che ha preceduto la degustazione ha approfondito in particolare il lavoro di quelle figure impiegate in sala, quali maitre e sommelier.

Ad aprire i lavori la presidente Donatella Cinelli Colombini che ha dichiarato: “Le donne sono circa il 30% dei sommelier italiani e continuano ad aumentare nei corsi per chi assaggia e serve il vino così come fra gli studenti delle scuole alberghiere. Tuttavia la presenza femminile fra chi si occupa del vino nelle sale dei ristoranti è ancora scarsa specialmente fra i main chef sommelier, cioè i manager di strutture grandi. Le donne sono più attente all’abbinamento cibo-vino, regola che potrebbe svilupparsi al ristorante con alcune proposte: nel menù abbinare i cibi tipici con i vini che meglio li accompagnano in modo da favorire l’esplorazione del territorio in cui ci si trova e di abbinare i vini al bicchiere con specifici piatti in modo da proporre pasti cambiando vino a ogni portata”.

Madrina d’eccezione per la manifestazione, la scrittrice Sveva Casati Modignani e poi tante altre le “donne del vino” intervenute. Dalla produttrice Pia Donata Berlucchi, alla chef Lidia Bastianich in collegamento da New York che testimonia come: “Le donne sommelier in America si stanno facendo avanti ma la strada è ancora lunga”. Ma anche voci maschili come il sommelier Gianluca Castellano che commenta: “l’abbinamento non è solo tecnica, è anche emozione.

Quindi bisogna concentrarsi soprattutto sugli abbinamenti che sorprendono recuperando anche l’importanza dell’aroma e della contrapposizione per arrivare a toccare anche il cuore”. Tutti gli interventi hanno richiamato l’attenzione su una serie di caratteristiche, che potenzialmente sembrerebbero esprimersi al meglio proprio sul versante rosa della sommellerie.

Bruno Fulco


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