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Situazione sagre dal punto di vista economico

Solitamente la  lunga stagione delle sagre si concludeva prima dell'inizio dell'inverno.

Quest’anno il “coronavirus” ha scombussolato tutte le  previsione e delle circa 150 sagre che solitamente si svolgono ad iniziare da marzo fino all’inizio dell’inverno se ne sono svolte appena una cinquantina.

“Il danno economico è consistente – afferma Loris Cattabriga presidente dell’associazione sagre e dintorni che raggruppa una settantina di manifestazioni che su svolgono nelle province di Ferrara,  Rovigo, Bologna,  Modena e Mantova.

Queste grazie agli introiti delle sagre, finanziano società sportive,  ricreative ed anche realtà legate alle parrocchie.

Tutte queste associazioni avranno meno fondi rispetto agli anni passati e le loro attività future dovranno essere fortemente ridimensionate e in alcuni casi sospese. 

Si è trattato di un vero e proprio tornado – conclude Cattabriga in quanto le sagre per gli acquisti di materie prime: dal pane,  al vino,  bevande, carne,  per non dire delle tovaglie e delle posate si rivolgono a fornitori locali che quest’anno hanno avuto un calo notevole dei loro fatturati. 

Si pensi che le sole aderenti all’associazione sfornano qualche centinaia di migliaia di pasti”.  Esiste poi l’incertezza legata al futuro. 

“Le sagre non riescono a fare la programmazione futura stante l’attuale incertezza. 

Pensiamo  a chi deve iniziare a preparare i salumi ad esempio per la prossima edizione,  è il caso delle sagre della salama da sugo di Buonacompra e di Madonna Boschi tanto per fare un esempio.  Non sapendo al momento se la sagra si farà e poi c’è anche il discorso promozionale. 

Lo scorso anno il Misen non si fece mentre la prossima edizione non si può per ora prevedere se si potrà fare o meno e quindi anche la relativa programmazione è in stand-by..

E’ un momento di smarrimento e di confusione e i volontari sono sfiduciati e avviliti.  Speriamo passi presti”.


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