Siamo seri: che pasticcio è questo?

Siamo seri: che pasticcio è questo?

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Parliamo di cose serie, il “ci stiamo lavorando” non basta più a noi, popolo o cittadini d’Italia.

Con il termine «pasticcio» si intendono molte cose sia in gastronomia sia nel linguaggio comune, il senso generale è di un qualcosa di confuso, risultato di un misto di qualcosa variamente trattato, da un polpettone ad un lavoro mal fatto, da uno sformato ad un pastrocchio.
Lo stomaco degli Italiani è forte digerirà anche questo sformato. Ma siamo davvero infastiditi.

Il primo pasticcio, pasticciaccio, evidente a tanta gente, è la manovra che va sotto il nome di “reddito di cittadinanza”, partita con una gran festa in onore ad un tesserino giallo, dentro una teca di cristallo e disvelato tra applausi, quando ancora non era chiaro neppure a chi aveva pensata la manovra quale era la mossa successiva, ossia la parte amministrativa, burocratica, normativa, che avrebbe potuto avviare le assunzioni, come aveva promesso, giurato, spergiurato, ai milioni di cittadini italiani senza reddito da lavoro.
In non poco tempo, la grande illusione ha lasciato il posto alla profonda delusione. Nessuno si vergogna?

Prima di tutto, in un battibaleno sono diminuiti gli aventi diritto al reddito di cittadinanza (dati INPS al 31 maggio: 1.252.148 le domande, di cui circa 300 mila respinte), poiché la stima dei 4-5 milioni di poveri a cui migliorare la vita elargendo 780 euro al mese, si è rivelata una menzogna: non basta essere poveri o non avere un lavoro per meritarsi un reddito finanziato dallo Stato. Migliaia sono i sofisticati paletti per restringere il campo.
E poi ancora nessuno ha incassato 780 euro, anzi, l’importo medio delle pensioni di cittadinanza finora liquidate (circa 81mila) è di 210 euro.
Per beffa addirittura una parte delle persone che hanno ricevuto il tesserino giallo, vista la cifra esigua spettante, ha cercato di restituirla. Altri non hanno nemmeno tentato di far domanda, anche perché non hanno mai fatto una ISEE, o perché gli è più comodo continuare a lavorare in nero, o perché non gli garba la prospettiva di accettare un lavoro lontano da casa. O per altre ragioni ben più comprensibili, anche se non condivisibili.

Altra beffa del pasticcio: dagli 8 mila “navigator”, anzi 6 mila, beh facciamo 4 mila, neanche tremila (2.980) sono stati i posti messi a disposizione!
Inoltre, dei circa 55 mila aspiranti che venivano dati per partecipanti ai test di selezione a Roma, si sono presentati poco più di 1/3.

Ma non è finita: ricordate lo slogan “1 sta ad 1” anche per i pensionamenti e gli ingressi nel mondo del lavoro? Per ogni 100 pensionati “automaticamente” sarebbero stati assunti 100 giovani.
A parte la troppo evidente ignoranza riguardo ai sistemi dei concorsi, ci sono di mezzo ancora le pastoie dei blocchi delle assunzioni e della famigerata “spending review” del Governo Prodi. Qualcuno ci ha pensato? Con le assunzioni a tempo determinato dei navigator e dei vincolati al reddito di cittadinanza con il Patto per il Lavoro si risolve la crisi occupazionale dei giovani?

Eppure tutti i pentastellati hanno sempre cantato vittoria.

Ed ora il bello. Un altro pasticcio in piatto.
Abbiamo tutti contezza di quanti “ridimensionamenti” industriali con conseguenti licenziamenti di personale si sono verificati, di grandi aziende, grandi marchi italiani, dai prodotti latteo-caseari alla moda, all’industria automobilistica, aeronautica e navale, cedute per lucro a stranieri (tra cui investitori anche “esotici” come indiani, turchi, cinesi) i quali nel giro di qualche anno dichiarano fallimento o volontà di delocalizzare o comunque di chiudere definitivamente la produzione di cui, nella transazione, avevano assunto la responsabilità.
Ebbene, sono oltre 150 fascicoli di crisi aperti sul tavolo del Ministero del lavoro, sviluppo economico e politiche sociali, che interessano nel complesso oltre 200 mila lavoratori, molti dei quali sono coniugi lavoratori nello stesso stabilimento, pertanto sul lastrico finisce un numero ancora più alto di famiglie!
200mila a casa da subito o tra poco a fronte 3mila a tempo determinato per due anni: bel ricambio.

I sindacati stanno ancora aspettando la calenderizzazione di riunioni sulle specifiche materie, certo, perché “ci stiamo lavorando”, e poi quelli si lamentano, denigrandolo, se l’altro vice premier, in qualità di Segretario del proprio partito, convoca i rappresentanti delle 43 parti economiche per spiegare la sua idea sulla manovra economica (inclusi i tagli delle tasse, le agevolazioni fiscali, la sburocratizzazione, anche dell’agroalimentare e la tutela dei prodotti italiani). Persino Maurizio Landini si è dichiarato soddisfatto!

Suvvia, siamo seri! Su chi sperare che qualcosa cambi in meglio non c’è dubbio, almeno ora come ora, fino a prova contraria.

Maura Sacher

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