Punti di Vista

Siamo alle solite: all’italiano piace contestare

Non siamo ancora in novembre e già serpeggiano i malumori in vista dei Mercatini Natalizi, puntuale prodromo delle polemiche che tra non molto investiranno le amministrazioni comunali e le rappresentanze delle categorie merceologiche, stante che i bandi per accaparrarsi uno spazio sono già aperti.

Da anni in prossimità delle inaugurazioni delle kermesse dicembrine, leggiamo sui quotidiani locali di tutta la penisola le proteste dei commercianti, e anche dei ristoratori, quasi identica replica in occasione delle Sagre, Patronali o meno. Di solito emergono negli ultimi giorni, ma quest’anno sono già giunti degli eco in anteprima.

Diciamocela tutta, la spinta primaria delle contestazioni è addotta dallo stato di crisi che è piombato sul Paese e di cui il riflesso è l’ecatombe di imprese in ogni città, con chiusure registrate quasi ogni giorno. Da ciò un senso di “rivalità” perché ognuno pensa al proprio orticello e il commercio ambulante, da sempre esistito, è visto come pregiudizievole alle vendite negli esercizi fissi, con conseguente supposto danno economico, non solo individuale, bensì su più ampia scala.

Una delle obiezioni formulate è che il Comune “regala un pezzo di economia a venditori che non vivono, non lavorano, non producono reddito in loco”.
In effetti, una gran parte degli standisti nei Mercatini di Natale provengono da fuori città, fuori provincia, fuori regione, e soprattutto dall’estero, esenti dallo scontrino fiscale.  

Ma non solo, c’è chi protesta anche perché le casette a volte sono poste troppo a ridosso del proprio esercizio commerciale, ostruendo o nascondendone l’entrata, trascurando il fatto lampante che se in quei giorni un cittadino è intenzionato ad acquistare la merce venduta da negozio, non c’è baracca che tenga.

Nei Mercatini le categorie sono svariate: dall’artigianato tradizionale agli alimentari, tra cui trovano posto le cosiddette eccellenze del territori di provenienza, in primis dolciumi, occasione per portarsi a casa cibarie di regioni lontane raramente acquistabili nei negozi, e anche farne strenna gastronomica natalizia ad amici e parenti.

Nel ricordare che il periodo natalizio in diverse città d’Italia e d’Europa diventa occasione di richiamo e di attrazione turistica per la specialità e tipicità dei mercatini ivi allestiti, mi piacerebbe poter dire che a questo mondo c’è spazio per tutti, se si aspetta il proprio turno, rispettando quello altrui … ma tutti dovrebbero comprenderlo, altrimenti sembra una guerra tra poveri.

Maura Sacher


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