Semplificazione o burocrazia? Da che parte sta il Governo?

Semplificazione o burocrazia? Da che parte sta il Governo?

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Ne abbiamo le tasche piene di questi governanti che fingono di stare dalla parte del popolo (come se si sentissero una casta, benevola verso i problemi delle masse) e intanto dai loro scranni arzigogolano e sfornano normative frettolose di complicata applicabilità.

Prevalentemente nel nostro mirino, per l’area che ci interessa, è il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Da anni ne raccontiamo le belle/balle che derivano dalle sue competenze, e abbiamo provato a far capire quanto erano filogovernative, quindi inutili, le trasferte a Bruxelles delle associazioni del settore agroalimentare per farsi ospitare dalle Commissioni referenti.
Intanto, alla faccia di tutti, il Governo bis Renzi regala un’altra beffa: ha approvato il CETA, nonostante tutte le campagne #stopceta. Non si lamentino i comparti del settore che hanno messo in mano a cotali associazioni la loro rappresentanza.

Il fondo che questa politica ci farà toccare ancora non lo vediamo, ma gli Italiani non sono scemi, come credono “loro”, l’abisso lo stando intuendo e non ci cascheranno.

Per tornare al titolo del pezzo, correva l’anno 2015, quando un Decreto del Mipaaf, sempre in ossequio a direttive europee, stabiliva la forma telematica della tenuta dei registri di carico e scarico nel settore vitivinicolo, scadenza 31 dicembre 2016, circa 65 mila le aziende interessate.
La spacciata “semplificazione” burocratica, sotto il nome di “dematerializzazione” dei registri cartacei, richiedeva ‘soltanto’ di collegarsi al sito del SIAN, iscriversi e seguire le procedure ivi indicate.

Da “L’Informatore Agrario” arriva la conferma dei dubbi da noi espressi. In un articolo Valentina Sourin, responsabile vino per Legacoop agroalimentare, denuncia l’impossibilità di accedere al Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), a causa dei tempi di attesa lunghissimi e dei codici ingestibili, una “odissea” viene definita. Secondo Valentina Sourin è la piattaforma SIAN la «madre di tutti i problemi», il cui attuale sistema è sottodimensionato e non in grado di supportare il volume di informazioni prodotte dall’insieme dei soggetti obbligati. Pertanto, sua opinione è che «il primo progetto europeo di registrazione telematica del vino resta per ora una chimera virtuale».
Finalmente una voce fuori dal coro!

Ancora oggi a noi sembra che, sotto le mentite spoglie di semplificare la burocrazia, si tratti di un’ulteriore gabella mirante ad accentrare ogni controllo sotto l’occhio statale. Del resto stava tutto scritto nelle bocciate modifiche alla Costituzione, tuttavia pochi se ne accorgono che passo a passo in tutti i settori il “decentramento” va annullandosi.

Maura Sacher

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