Scoperti i furbetti dell’assistenza giusto in vista degli assegni di cittadinanza

Scoperti i furbetti dell’assistenza giusto in vista degli assegni di cittadinanza

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La Guardia di Finanza è sempre all’erta, ogni anno scopre migliaia di falsi poveri e falsi invalidi, dal Nord al Sud della Penisola, che riscuotono assegni assistenziali o godono di esenzioni di ticket sanitari senza possedere i requisiti, tuttavia i dati recentemente forniti sono un dato allarmante proprio in vista della possibile attribuzione del reddito di cittadinanza.

5.435 su 8.847 (pressappoco 5 su 9) persone controllate nei primi 6 mesi dell’anno non sarebbero in regola riguardo al diritto assistenziale, e i controlli effettuati fino a questo momento dalla Guardia di Finanza riguardano meno dello 0,05% dei contribuenti che potenzialmente avrebbero accesso al sussidio.
Per di più, ben 90% non avrebbero titolo per le esenzioni dei ticket sanitari, furbetti anche loro dell’assistenza, avendo sottoscritto dichiarazioni fallaci, nascondendo redditi e proprietà.
Sono tutti dati allarmanti in vista della possibile distribuzione del reddito di cittadinanza, che con tali premesse finirebbe nelle tasche di chi non ne ha realmente bisogno.

Tuttavia, in ciò si può leggere una notizia rassicurante: i numeri dei poveri, indigenti, nullatenenti devono essere rivisti al ribasso dall’ISTAT, la quale finora ha accomunato nel complessivo sia gli Italiani sia gli stranieri a vario titolo residenti.
Fa comodo alla cattiva informazione imbonire la testa del popolo degli elettori narrando che il fenomeno della povertà investe oltre 5 milioni di cittadini. È questo, invece, il dato fornito nel corso di un’audizione in Parlamento, aggiornato al 2017: “il fenomeno interessa il 6,2% dei cittadini italiani (3 milioni 349 mila) e il 32,3% degli stranieri (pari a 1 milione e 609 mila individui)”.

Tuttavia, se anche si sfrondasse del 50% il dato globale, i reali poveri sono davvero troppi, e molti non li vediamo neppure, manco vanno a bussare alla porta dei servizi sociali e per dignità non saranno mai dei “furbetti”.

Per contro, il varato decreto “dignità”, con i disincentivi per i contratti a tempo determinato onde favorire i contratti stabili, è stato molto contestato sia dai datori di lavoro sia dai lavoratori precari, lamentando, ognuno dal proprio punto di vista, un vistoso calo delle assunzioni, il che si tradurrebbe in un aumento della disoccupazione e della inoccupazione, con conseguente allargamento della fascia di povertà che andrebbe nelle liste dei meritevoli l’assegno di cittadinanza.

La minaccia di una pena detentiva fino a 6 anni dovrebbe essere un disincentivo per coloro che vorrebbero persistere o entrare a far parte della serie dei furbetti.

Si vedrà e si documenterà.

Maura Sacher

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