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Sagra della polenta domenica 20 gennaio

Non tutti, forse, collegano la parola “sagra” ad un significato religioso, ma è così: la parola deriva dal latino «dies sacra» ossia la giornata sacra per eccellenza, la più importante dell’anno, che il culto cattolico nelle comunità locali considera la ricorrenza del Patrono o della dedicazione ad un Santo o alla Madonna della chiesa principale del luogo. In tutto il mondo queste feste sono sempre state celebrate con cerimonie sacre, Messe e benedizioni solenni, e con manifestazioni profane, come musica, canti e balli, giochi, spettacoli e banchetti, coinvolgenti l’intera comunità.

Domenica 20 gennaio si svolgono due “Sagre della Polenta”, legate a radici secolari: una a Villa Santo Stefano (Frosinone), in Ciociaria, e l’altra a Sermoneta (Latina).

La Sagra della Polenta a Villa Santo Stefano è fatta coincidere con la data con cui il calendario dei Santi commemora San Sebastiano martire, a cui nel paese è dedicata una chiesa della prima metà del XV secolo. La festa in questa data rievoca il tradizionale rito dello “sfamo del popolo”, ovvero la distribuzione di un piatto caldo di polenta alla popolazione, come venne fatto per la prima volta nel 1643. Nella giornata della Sagra la preparazione mobilita una gran parte dei compaesani, mentre gli uomini mescolano la polenta sul fuoco con lunghi manici, per almeno due ore, sotto la guida del mastro polentaio, le donne preparano i sughi. Il Programma prevede alle ore 11,30 la Santa Messa in onore di San Sebastiano e alle ore 12,30 l’inizio della distribuzione della polenta con salsicce e vino, fino ad esaurimento pasti.

La polenta è sempre stata un piatto contadino, quasi esclusivo sostentamento dei poveri, nota ai Romani come “puls”, ottenuta con il farro o miglio, e, dall’introduzione del mais, fatto con solo farina di granturco; era piatto unico, saltuariamente arricchito da sugo di maiale, salsicce, verdure o latte caldo, giacché pietanza invernale e sostituiva anche il pane (per inciso ricordiamo che il pane bianco era prerogativa dei nobili).

La Sagra della Polenta di Sermoneta, un magnifico borgo medievale dominato dall’imponente Castello Caetani, affonda anch’essa le sue origini nel 1600. Secondo la tradizione locale, Guglielmo Caetani, nel 1504, ritornato in possesso della sua Signoria, dopo il periodo di esilio a Mantova, portò con sé il seme del granoturco piantandolo nelle fertili terre pontine del suo feudo. Con la farina fece preparare una nuova pietanza ai prigionieri del castello, che fu molto gradita. Quando, poi, per la festività di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, che ricorre il 17 gennaio, i pastori scendevano in paese a far benedire il bestiame venne presa l’abitudine di offrire a loro e a tutta la popolazione, stremata dalla fame per le scorribande degli eserciti e dei corsari saraceni, un piatto di polenta calda condita con carne di maiale e cucinata sulla pubblica piazza.
Da allora, in onore di Sant’Antonio Abate, la festa si è ripetuta ed è la Sagra popolare italiana più antica.
L’elemento sacro e celebrativo della Sagra inizia il giorno di S. Antonio Abate, con l’esposizione dell’immagine del Santo, la Messa nella Cattedrale di S. Maria Assunta, la processione per le vie del paese e infine la benedizione dei pani e della farina di mais. La prima domenica successiva al 17, dalle 6 del mattino, in Piazza del Popolo, i maestri polentari iniziano la preparazione della polenta nei tipici paioli in rame adagiati su pile di legna ardente, la cottura è lenta ed accurata e termina alle ore 13, da quel momento inizia la degustazione con condimento di salsiccia e olio d’oliva rigorosamente di Sermoneta ed altri ingredienti che solo i cuochi polentari sermonetani conoscono, e che i più anziani tramandano ai più giovani.

Maura Sacher
m.sacher@egnews.it


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