Stile e Società

Ripresa, calo o stagnazione? Il trucco degli 80 euro

La ripresa dell’economia italiana è il tema in discussione ai livelli istituzionali nazionali, e internazionali, ma anche argomento di dibattito in programmi e talkshow di tutte le emittenti e a tutte le ore della giornata, e persino nei salotti di casa benché sia un argomento di conversazione così scottante che a tavola è meglio evitare.

Siamo in leggera ripresa o in forte calo, o viviamo in un momento di stagnazione?
I pareri sono molteplici e ogni parte sociale la vede dal proprio punto di vista.

C’è poco da leggere le statistiche sui bollettini Istat o delle categorie di commercio, agricoltura, consumatori, o delle Agenzie di indagine sociale, io vedo i prezzi dei prodotti al supermercato, i listini nei negozi di abbigliamento, osservo quanta gente c’è nei negozi di elettrodomestici e telefonia. Io, che mi sono sempre considerata una “manager domestica” e posso ben rappresentare quella figura di milioni di donne al tempo stesso lavoratrici, madri e casalinghe con la gestione economica degli affari di casa, ho sempre sott’occhio le bollette bimestrali, le tasse che gravano sull’abitazione, e il mio conto in banca.

«Sebbene la fase più negativa sembri superata, gli occasionali spunti di ripresa non riescono a tradursi in un sensibile recupero dei consumi», da ciò la deduzione che siamo in stagnazione.

Una stagnazione che nemmeno gli 80 euro in busta paga riesce a smuovere. Per forza! Ma quali 80 euro? Specchietto per le allodole. Innanzitutto perché i beneficiari sono un’esigua parte dei lavoratori: no pensionati, no pubblico impiego, no i disoccupati, no i basso reddito. Bensì, i lavoratori con reddito lordo da lavoro dipendente e assimilati tra i 8.145 e i 24 mila annui, che dovrebbero portare a casa un bonus da 960 euro l’anno. Questo, con la legge di stabilità, solo a partire dal 1° gennaio 2015, diventa una misura definitiva.

Ma il trucco, a cui forse si è fatta poca attenzione, sta nel fatto che questa cifra non è un’aggiunta alla retribuzione, per cui il lavoratore avrebbe un tot mensile da spendere onde incrementare i suoi consumi e contribuire alla ripresa del Paese, è una “detrazione” Irpef e vale solo per chi non percepisce altri redditi.
Quasi non si vedrà, perché sarà innescato un meccanismo complicato da capire per il quale le somme erogate saranno recuperate dal sostituto d’imposta nel CUD mediante l’istituto della compensazione.

Insomma, quale ripresa dei mercati interni si vuole ottenere con soldi che non sono reali? Giochiamo a Monopoli?

Troppi italiani sono tanto profondamente convinti della gravità della crisi che se anche avessero concretamente 100 euro in più in busta paga, resterebbero oculati nelle spese, in attesa di un boom come quello degli Anni ’60, di buona memoria.

Maura Sacher


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