Racconti notturni di una vita fortunata

Racconti notturni di una vita fortunata

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Quando sono a Bologna passo almeno un paio di volte davanti a dove c’era il locale di Napoleone.

Sono alcuni anni che il suo posto è stato preso prima da un ristorante che cucinava pesce e faceva pizze e attualmente da una gestione che propone piatti giapponesi e fusion.

Il suo locale era un punto di riferimento importante per molti, e spesso in tarda primavera, in estate e fino a quando il tempo lo permetteva era bello oziare ai tavoli fuori dal ristorante ascoltando i racconti dei viaggi avventurosi di Napoleone.

I vicini non erano contentissimi e Napoleone si sforzava di far parlare piano i tiratardi.

Il segnale che bisognava andarsene era sancito dal fatto che lui portava in regalo ai tavoli i giornali usciti da poco.

Un assiduo frequentatore era Lucio Dalla, che organizzava tavolate con amici e collaboratori al ritorno dai concerti e non era difficile trovare insieme a lui altri artisti seduti a tavola.

Il ristorante chiudeva molto tardi, ed era a volte preferito alla Trattoria Vito in virtù del fatto che la cucina faceva orari prolungati e se si tornava dalle serate molto tardi si andava direttamente in Via Genova.

Ai tavoli del locale nacque l’idea di fare iniziative per i più sfortunati e per alcuni anni in occasione del Natale e successivamente della Pasqua veniva preparato un grande pranzo offerto da Napoleone per tantissime persone che poi andavano via con un pacco di alimentari e una busta con denaro che Lucio preparava personalmente.

Non era tanto e sicuramente non risolveva problemi ma fu la prima iniziativa che negli anni successivi verrà riproposta da altre persone e associazioni.

Spesso dopo aver sostato da Napoleone ci si trasferiva alla Baracchina dei cocomeri dell’Agnese in Piazza Trento e Trieste e colà si accendevano accanite disfide a briscola e tressette. Se c’era Francesco (Guccini), che non compariva quasi mai dato che d’estate interrompeva le serate e si trasferiva a Pavana, lo scopone era d’obbligo.

Ho visto piangere a dirotto l’Agnese al funerale di Lucio in San Petronio.

La Trattoria Vito era il porto principale di attracco per la flotta dei tiratardi ad oltranza.

La chiusura ufficiale era alle 2 di notte e dopo l’uscita dei clienti normali si rimaneva ospiti di Vito e Paolo.

Molti attori e attrici che recitavano a Bologna avevano eletto la Trattoria Vito come rifugio dopo lo spettacolo ed in occasione di concerti al Palasport di Piazza Azzarita gli artisti prenotavano tavoli in trattoria.  Si trattenevano dopo l’orario di chiusura con il clan degli aficionados che tutte o quasi le sere si ritrovavano ai tavoli della trattoria.

Non era raro che Lucio o Francesco arrivassero con colleghi o amici artisti.

Spesso spuntavano chitarre e a dispetto dei vicini le cantate si prolungavano fino a  tardi.

Mitiche le disfide a carte lunghe, il Tarocchino Bolognese, oppure a briscola, tressette e scopone alle quali non mancava mai Francesco.

Lucio amava il tressette, ma soprattutto per la compagnia al tavolo e per vedere le reazioni alle sue spesso strampalate giocate.

Quando Francesco aveva finito di scrivere una canzone arrivava con la chitarra, una Masetti, e quando la trattoria chiudeva la faceva ascoltare chiedendo il parere e le impressioni agli amici.

Lucio faceva la stessa cosa ma chiedeva di andare nella sua macchina, accendeva l’impianto e restava silente ad osservare le reazioni di chi ascoltava. Arrivederci al prossimo racconto 

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Umberto Faedi

Vicedirettore

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