Quattro chiacchiere al bar parlando di politica

Quattro chiacchiere al bar parlando di politica

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Quando si dice “chiacchiere da bar” o “facciamoci due chiacchiere al bar” è chiaro per tutti che non si intende la medesima cosa, la prima espressione è associata ad un pettegolezzo, allo scambio di una malignità, la seconda è un invito ad un amico o un’amica a condividere confidenze, e forse anche maldicenze sul conto di qualcun altro.

In Italia, il “bar” è un locale di ritrovo, che in certe zone dell’Italia settentrionale viene anche definito “Caffè”, nel qual posto però ci si reca da soli o in compagnia per sorbire semplicemente un caffè, mentre in altre parti per “Bar” si intende il posto dove si può bere una qualsiasi bibita, soprattutto alcolica.

Nel primo (il “Caffè”) ci si scambia effettivamente quattro chiacchiere, veloci, e generalmente i temi politici vengono esclusi dalla conversazione o appena sfiorati, preferendo mantenerli lontani dalle sfere dei rapporti interpersonali, pena il rischio di rompere l’amicizia. Mentre nei secondi (i “Bar”) spesso si dà sfogo ad ogni serie di opinioni sui più svariati temi che suscitano reazioni e solleticano risposte nell’opinione pubblica.

Troppo facilmente nei talkshow giornalieri (fin troppo invasivi) certe considerazioni o giudizi di una o dell’altra parte politica sono tacciati di essere “chiacchiere da bar”, come se i cittadini che si ritrovano al bar, magari davanti ad un bicchiere di vino e giocando a carte nel loro tempo libero, fossero dei sempliciotti o degli ignorantoni.
Quei signorini pensano di liquidare così una opinione libera di una parte della popolazione che, anche se non va a votare per il disgusto ma se la si fa entrare nei sondaggi delle preferenze, avrebbe un bel peso.

Secondo me non si devono sottovalutare gli scambi di chiacchiere al bar, anzi, i politici dovrebbero frequentare quei posti, in incognito, per tastare il vero sentimento del popolo, soprattutto perché è eterno il detto «in vino veritas».
E poi ragionino sulle manovre di rinnovamento di questo Paese.
E vedano se possono spacciarle per “Manovra del Popolo”.

Maura Sacher

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