Tribuna

Pranzo pasquale tra gli animalisti e le intolleranze alimentari

Non preoccupatevi delle polemiche che ogni anno agitano gli animalisti, i difensori della specie animale ad oltranza, tranne quella umana, e fate come si è sempre fatto nella vostra famiglia, l’importante è che la pietanza pasquale sia cucinata a dovere e servita in tavola con i crismi del servizio, come in ogni altra occasione di rito.

Tuttavia, è necessario un avvertimento. Se il detto recita “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” e voi siete intenzionati a far condividere il vostro desco pasquale con parenti o amici, abbiate l’accortezza di conoscere in anticipo i loro gusti e anche le loro evoluzioni in campo di gusti gastronomici.
Ad ogni passo dei tempi ce n’è una nuova, non meravigliatevi se le inclinazioni cambiano. Chi invita deve essere aggiornato.

Vi siete documentati se tra i vostri ipotetici commensali ci sono vegani dichiarati, vegetariani, crudisti, intolleranti a glutine e al lattosio, oppure quelli che non digeriscono aglio e cipolla, o non sopportano i funghi e quanto sia attinente alle muffe, non tollerano le patate lesse, non digeriscono la verdura a foglia larga, i pomodori crudi, i peperoni, hanno intolleranze verso gli spinaci, i legumi, i lieviti, le farine integrali, i crostacei, e verso tutti gli alimenti controindicati a chi soffre di gastriti e altre patologie che impongano una specifica dieta?

Se per voi è tradizione cucinare agnello o capretto per il pranzo di Pasqua, siete liberi di farlo, però esplicitatelo al momento di formulare l’invito. L’alternativa del coniglio non sempre è gradita e vi potrebbero capitare delle rinunce.

Ogni regione ha la propria tradizione per il pranzo pasquale. Ma oggi, il Galateo della Tavola deve tener conto anche delle inclinazioni alimentari dei commensali invitati a questo evento.

donna Maura


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