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Poggio al Bosco. Vera Toscana

A Poggio al Bosco si fa vino vero. Senza fronzoli, orpelli, dove solo la natura interviene e dove le pratiche sono quelle di ieri aggiornate alle conoscenze di oggi. Quante aziende abbiamo visitato nel territorio del Chianti? Molte ma una “schietta” così (come il vino che si beve da quest eparti)  è difficile da incontrare.
Biologica per scelta e non per moda, Poggio al Bosco con i suoi 6 ettari regala 7 etichette per tutti i gusti, sette vini ognuno dei quali racconta questa terra toscana.

Siamo a Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze. Uscendo dalla superstrada che collega Firenze a Siena la si raggiunge in pochi minuti. Ci si trova così in un piccolo borgo dove la famiglia Boschini accoglie i visitatori con tutta la sua toscanità.

Ho conosciuto Lorisse Boschini ad un convegno sul vino in anfora e la sua aria da agricoltore di una una volta mi aveva colpito. Così ho accettato con piacere l’invito ad andare in azienda per un assaggio dei suoi prodotti, che son “come figlioli”come dice lui. Poggio al Bosco è un’azienda che racconta la Toscana di un tempo ma tiene i piedi ben ancorati all’oggi: un sito funzionale con un blog pieno di curiosità, la vendita on-line,  la coltivazione biologica con i prodotti più interessanti (e costosi) del mercato (abbiamo toccato con amno un fertilizzante fogliare a base di alghe e erba medica).

Ad accogliermi  a Poggio al Bosco la professionalità di Elena Boschini, che mette i suoi studi di marketing al servizio dell’azienda di famiglia, accogliendo i tanti stranieri che vogliono degustare qualche sorso di vera Toscana”.
La sala degustazioni è piccola e accogliente e offre altri prodotti sempre tratti dall’uva e dalle olive dell’azienda: dalle ottime gelatine di vino ai prodotti per la pelle, morbidi, delicatamente profumati come gli scrub fatti dai noccioli delle olive.

I vini di Poggio al Bosco

I vini di Poggio al Bosco sono, intelligentemente vari. “Se il bianco in Toscana non è eccellente non possiamo insistere con vitigni che qui rendono poco” ci dicono in azienda. E così ecco il Lunatico IGT con 50% Petit Manseng, 30% Chardonnay, 20% Viognier, che cambia in modo prepotente secondo il piatto che viene servito (da qui il suo nome) mentre il compagno di etichetta, L’Estroverso, che affonda le sue radici nella toscanità con il suo 95 %di Sangiovese e il 5% di colorino rende allegri e vende anche per la sua fama di ottimo afrodisiaco!

Proseguiamo la degustazione con l’Eclissi IGT 2011 (60% Sangiovese, 35% Merlot, 5% Colorino), l’ Equinozio Merlot in purezza dalla bella persistenza, il Solstizio 2011 Carbernet Sauvignon 100% con le sue note di pepe nero ma anche balsamiche.

Elena spiega con passione, ha il piglio che hanno i ragazzi che hanno studiato marketing, brava, preparata, spiega i colori delle etichette e ci chiede consiglio per quella che vestirà  “il nuovo nato”, un vino che si sta facendo interessante!
Conclusione (solo dell’imbottigliato!) con le DOCG Annata 2013 dove il toscano Sangiovese prevale per 80%, seguito da 10% Trebbiano e Malvasia, 5% Colorino, 5% Canaiolo e il Chianti DOCG Riserva 2009.

Vere sorprese ci attendevano  in cantina dove abbiamo trovato tanta toscanità dimenticata che, a noi che vediamo in continuazione cantine che sembrano ibridi tra sale operatorie e mostre d’arte moderna, ha riempito il cuore.
Una sola nota: peccato che Elena per poter avere uno stipendio adeguato al tempo impiegato sarà costretta a trovarsi un lavoro partime fuori dall’azienda. Ma questi (purtroppo) sono i tempi e lei sta per mettere su famiglia. Il nostro consiglio? Credici un po’ di più Elena, hai tradizione e futuro tra le mani. E non è da tutti.

Roberta Capanni


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Sonia Biasin

Giornalista pubblicista, diploma di sommelier con didattica Ais e 2 livello WSET. Una grande passione per il territorio, il vino e le sue tradizioni.

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