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Plastica monouso addio, lo impone la UE

Entra il vigore il 3 luglio la norma europea che prevede la messa al bando della plastica monouso, ovvero di tutti i prodotti fatti di plastica, come i bicchieri, le posate, i piatti, le cannucce e quant’altro, come i cottonfioc.

Fin dal 2017 gli Italiani furono avvertiti che dal 1° di gennaio dell’anno successivo sarebbero state bandite le buste di plastica per la spesa nei supermercati, a favore di sacchetti biodegradabili.
E in concomitanza, si seppe anche, gradualmente, sarebbero scomparsi tanti altri prodotti di plastica, che non fossero fatti con materiali a contenuto di materia prima rinnovabile per almeno il 40% (che doveva diventare al 50% dal 2020 e al 60% dal 2021).

Addio anche a bottiglie con capacità fino ai tre litri, tappi, coperchi, tazze in polistirolo espanso, e persino i palloncini delle feste, ma anche attrezzi per la pesca.
Vietati anche gli assorbenti igienici, i tamponi, gli applicatori di tamponi e le salviette umidificate.
Cambieranno anche i filtri delle sigarette.

Questi ed altri oggetti prodotti con plastica “usa e getta” sono contemplati nelle Linee Guida dell’Unione europea in applicazione della Direttiva 904 del 2019, detta Sup («Single Use Plastics», plastiche monouso).

Nelle Linee Guida, approvate il 31 maggio 2021, è stato inserito un ulteriore obbligo, non previsto dalla Direttiva.

L’obbligo di ridurre anche l’uso di piatti, bicchieri e altri imballaggi di carta che siano ricoperti da veli di plastica, come le vaschette in cui vengono vendute verdure e ortaggi o la frutta.

In una nota la Commissione europea sottolinea di voler così promuovere la più veloce “transizione verso un’economia circolare con modelli di business, prodotti e materiali innovativi e sostenibili”.
Tutto ciò nell’obiettivo del «Green Deal» europeo.

Per assurdo, gli unici prodotti plastificati a salvarsi sono quelli lavabili e, dunque, riutilizzabili, perdendo la loro primitiva funzione “usa e getta”.

Lo stesso Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è rimasto perplesso, trovando la direttiva “assurda”, ed ha affermato: «L’Europa ha dato una definizione di plastica stranissima, solo quella riciclabile. Tutte le altre, anche se sono biodegradabili o sono additivate di qualcosa, non vanno bene». Ed ha ricordato che nostra comunità scientifica ha una leadership a livello mondiale sullo sviluppo di materiali biodegradabili, che in questo momento non sono utilizzabili dall’industria, per questa nuova direttiva UE.

Anche Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, usa toni severi: “Le linee guida Ue chiudono di fatto un intero settore industriale. Sembra non interessi il futuro dei lavoratori del settore del packaging, eccellenza italiana nel mondo!”. Sono, infatti, 50mila nel nostro Paese i lavoratori attivi nel packaging cartaceo.

La battaglia sembra sia ancora aperta, il Governo Draghi ha un’altra gatta da pelare.

Maura Sacher


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