Stile e Società

Più ‘quote rosa’ ai vertici dei Consorzi agroalimentari?

Questo è l’auspicio, anzi la raccomandazione “dell’estensione delle norme di democrazia paritaria ai consorzi”, contenuta in un emendamento all’art. 1 del collegato agricolo della Legge di Stabilità, approvato una ventina di giorni fa dalla Camera dei Deputati, su sollecitazione delle deputate Pd Susanna Cenni e Colomba Mongiello.

Si vuole introdurre per legge una quota di genere DONNE LAVORATRICInei Consigli di Amministrazione dei Consorzi agroalimentari e si danno 6 mesi di tempo ai Consorzi per modificare i propri Statuti in modo da riservare una percentuale “rosa” all’interno dei Cda del 20% nell’ambito dell’attuale mandato che salirà al 30% a regime.

Ma la formula elaborata suona perlomeno ridicola. Insomma “Consorzi più rosa” ma con “flessibilità”, infatti. nella relazione accompagnatoria si sostiene di sapere che non tutti i comparti del mondo agricolo sono uguali e che in alcuni casi non ci sono donne associate ai consorzi, e pertanto difficilmente la norma sarebbe applicabile.

Pertanto, necessita una “flessibilità nell’applicazione della norma, in modo da non mettere in difficoltà o bloccare le attività di quei consorzi caratterizzati da una scarsa presenza di produttrici”.

Mi aspettavo una qualche reazione e ho atteso di scrivere finché non ho trovato la replica.

Sono insorte Aicig e Federdoc, rispettivamente le associazioni dei consorzi dei prodotti alimentari Dop e Igp e dei vini Doc, Docg, Igt. «Si tratta di un provvedimento astruso e incomprensibile – secondo il presidente di Aicig, Giuseppe Liberatore – per giunta inapplicabile perché mancano le persone che rappresentano in modo paritario i due generi». «Pur rilevando nel mondo del vino – ha commentato il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro – una presenza femminile maggiore rispetto ad altri comparti, non è accettabile un’imposizione del genere dall’alto senza un confronto con i Consorzi rappresentativi della base. Non è imponendo percentuali di genere nei CdA dei Consorzi che si afferma la presenza delle donne nel mondo dell’agricoltura e esprimiamo vivamente dubbio e stupore in merito alla ragione di tale provvedimento».

Quando delle 234.684 aziende rosa dell’agroalimentare oltre 9 su 10 riguardano il comparto agricolo, e le donne conduttrici di aziende agricole sono oltre 530mila e che quasi 500mila sono a capo di un’azienda, a cui, secondo le parlamentari relatrici, si aggiungono le circa 749.000 donne legate all’azienda da rapporti di parentela, aggiungendo l’autorevole associazione ‘Donne del Vino’, non è già rilevate la presenza del contingente femminile nel mondo eno-agro-alimentare?

Le sostenitrici ad oltranza delle “quote rosa” non hanno ancora capito che contano di più le opportunità delle imposizioni?

Maura Sacher


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