Pitti Uomo, cibo, ambiente e moda

Pitti Uomo, cibo, ambiente e moda

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Cosa hanno in comune un paio di sneakers che ti fanno correre comodo e veloce e l’acqua fresca che bevi quando hai sete? E un giaccone morbido e antigelo con la vaschetta che contiene gli ortaggi che compri al supermercato per avere la tua dose di vitamine?
In pratica sono la stessa identica cosa. A Pitti Uomo 2019 tra abiti colorati old style, uomini in bermuda invernali e calzettoni, che fanno ben capire perché ci sia un calo di nascite nella nostra società, siamo andati alla ricerca di chi veramente fa interagire cibo, ambiente e moda.

Molte le aziende che propongono abiti fatti con tessuti ottenuti da materiale riciclato ma senza preoccuparsi di come si ottiene. Spesso, infatti, la trasformazione del materiale di riciclo richiede solventi che inquinano ancora di più del materiale stesso. Per questo ci siamo fatti incantare da un’azienda spagnola, che guarda al recupero e all’ambiente con lo stesso interesse. Ci ha colpito anche l’appena nata Chimborazo di Milano che ha esordito con costumi da bagno impalpabili, con disegni di animali in estinzione, cuciture termosaldate e una parte di fatturato che ogni anno viene data al recupero di un’area marina.

Chi  salverà il mondo?

Fa un certo piacere sapere che nel mondo c’è chi pensa a trasformare i nostri rifiuti in qualcosa di assolutamente bello e confortevole. In particolare ci ha colpito la storia dell’azienda spagnola nata dall’idea di un imprenditore che dieci anni fa, al momento della nascita di suo figlio, ha pensato cosa poter fare per lui. Da quel momento il suo impegno è stato uno solo: usare ciò che buttiamo per creare nuove cose e nello stesso tempo ripulire il mondo.

La Ecoalf (Alfredo è il nome del bambino) ha fatto di più: ha coinvolto i pescatori spagnoli che ogni giorno tirano su dal mare chili e chili di plastica. Tutto quello che noi “brava gente” buttiamo: bottigliette, vaschette, giocattoli, gonne e plastiche varie, reti. Insomma tutta quella “comoda” plastica che si frantuma in micro particelle che poi i pesci ingeriscono e noi con loro.

Non ci fermiamo mai a pensare a quanta plastica ingeriamo ogni giorno. Neanche a quanti sono  gli uccelli che muoiono o le  tartarughe che soffocano e migliaia di altre amenità. Siamo dei killer e dei suicidi al tempo stesso ormai non più inconsapevoli.

Non abbiamo un pianeta di riserva!

Il governo Tailandese ha visto il progetto Ecoalf ed ha chiesto all’azienda di fare lo stesso in Tailandia e così è nata un’altra “pulizia” dei fondali e conseguente trasformazione. Ognuno produce dallo sporco che butta!
Circa 9 bottiglie in plastica per fare una felpa, qualcuna in più per un bel paio di scarpe. La campagna pubblicitaria dell’azienda recita: non abbiamo un pianeta B. Non abbiamo un piano B da mettere in atto ormai dobbiamo fermarci e pensare davvero ad ogni gesto che facciamo.

E in Italia direte voi? Le cose non son semplici. In Toscana un progetto per il recupero delle plastiche in mare era partito con una cooperativa di pescatori ma i soldi sono finiti. I pescatori in Italia devono pagare di tasca loro per smaltire la plastica che strappano al mare!

Roberta Capanni

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