Olio extravergine dop/igp patrimonio italiano da valorizzare

Olio extravergine dop/igp patrimonio italiano da valorizzare

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Presentato a Roma un report sulle dop e igp. WP_20151007_013

 

L’extravergine italiano è apprezzato per la sua qualità in Italia e all’estero ed è oggetto di dibattito sul web da parte dei consumatori di tutto il mondo. Resta tuttavia scarsa la percezione del valore della certificazione di qualità, e in particolare dei marchi Dop e Igp che consentono di riconoscerne il valore aggiunto. Infatti le chiavi immesse nei motori di ricerca raramente prendono in considerazione gli acronimi comunitari Dop/Ddo e Igp/Pgi insieme alle parole olio/oil. Il dato è emerso da un’indagine ad ampio spettro tra il popolo del web sul tema dell’oro verde italiano commissionata da Ismea e Aicig alla Zowart Creative Agency.

A presentare i risultati dell’originale ricerca nella sede romana dell’Associazione che riunisce di Consorzi delle Indicazioni Geografiche, sono stati il suo segretario generale Pier Maria Saccani, Fabio del Bravo, direttore Servizi per il Mercato Ismea, Francesco Carnevale. della Zowart Creative Agency,e Luca Bianchi, Capo Dipartimento delle Politiche competitive della qualità agroalimentare del Ministero delle Politiche Agricole. L’incontro è stato moderato da Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita. Hanno portato il loro contributo i parlamentari Colomba Mongiello, Luca Sani e Massimo Fiorio della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati.

L’indagine, tra gli altri spunti di riflessione, rivela che la tipologia extravergine, di varia origine, marca nettamente la sua presenza tra gli oli d’oliva in generale negli scaffali della grande distribuzione (con un’incidenza costantemente al di sopra del 60%) e nelle discussioni sui blog e su altri canali on-line considerati tra i più influenti del web.

L’analisi, articolata nell’arco di due anni, puntava a tre obiettivi: analizzare la presenza di olio extravergine di Oliva Dop/Igp italiano presso un numero selezionato di punti vendita negli Stati Uniti e in Europa, studiare la percezione del prodotto nei social media e blogger italiani e stranieri e analizzare il livello di comunicazione in rete offerto dai Consorzi di oli associati ad Aicig. Di conseguenza si proponeva di individuare eventuali gap informativi capaci di incidere negativamente sulle scelte al momento dell’acquisto. Un dato su tutti: l’extravergine d’oliva italiano è l’argomento più discusso nella blogosfera statunitense (42,7% è la stima del peso delle discussioni riguardanti il prodotto nazionale in rapporto a quelle dedicate all’extravergine in generale). I concetti più richiamati nelle discussioni richiamano legame con il territorio e sistema di controllo: segnale importante per le produzioni Dop e Igp. Mentre il consumatore americano ne apprezza le virtù qualitative e salutari, nel Regno Unito l’extravergine è considerato anche alleato della bellezza e del benessere. In Europa, specialmente Austria, Svizzera, Francia e Germania, il prodotto a denominazione si afferma sul prodotto generico. Tra le Dop privilegiate soprattutto Toscana, Umbria e Terra di Bari. Ma la ricerca denuncia anche le ombre del comparto: tra le prime la frammentazione produttiva, vulnus comune a tutto il nostro agroalimentare, e la filiera dell’olio ne racchiude in sé vizi, virtù e paradossi.

«Sono 900.000 le aziende olearie- ha detto Fabio del Bravo dell’Ismea – ma se ogni agricoltore coltiva 5 ettari di media, nell’olivicoltura sono solo 1,2 . La frammentazione prosegue poi nella trasformazione con una rete di 4.700 frantoi. Inoltre solo il 3,5 del valore viene intercettato dal produttore che con questo deve pagare la mano d’opera». Inevitabile il confronto con il mondo del vino, valorizzato e promosso sui temi da tempo affrontati dell’origine e del territorio. L’extravergine vanta 42 Dop, contro le 29 spagnole ma le denominazioni non coprono che il 2-3% della produzione e talvolta la certificazione viene sentita come un onere. E’ la comunicazione la leva su cui puntare, come emerge dalla ricerca, per soddisfare le istanze del consumatore finale concentrate su tre macro-temi: prezzo, qualità e brand. Maggiore informazione ed educazione al consumo sono le strade che i consorzi devono intraprendere secondo il risultato del report che riguarda l’extravergine ma che potrebbe essere applicato anche ad altre filiere. Prezioso alleato il web attraverso tablet, smartphone e social per dare contenuti, raccontare una storia al di là dell’etichetta sulla bottiglia. «Anche se il commercio elettronico nell’agroalimentare non ha ancora grandi numeri – ha detto Pier Maria Saccani dell’Aicig – abbiamo deciso di intervenite con questa iniziativa per generare una crescita del settore e dare un segnale, raccogliere esperienza, sviluppando e continuità ai risultati emersi. Per convincere anche le aziende più piccole ad una comunicazione più moderna approfitteremo di un progetto del Ministero del Lavoro. Affideremo a dei giovani, uno per ogni consorzio, il compito di realizzare un format comune di digitalizzazione. Daremo al consumatore qualche strumento in più. Anche evidenziare il nome del produttore darebbe un valore aggiunto legato alla persona. Verrebbe così anche scongiurato il rischio di appiattimento delle denominazioni, cosa che invece non avviene nel mondo del vino».

Mariella Morosi

 

 

Foto di gruppo: da sinistra

LUCA BIANCHI del Dipartimento delle Politiche Competitive della Qualità Agroalimentare del Ministero delle Politiche Agricole; PIER MARIA SACCANI Segr. Gen. AICIG; COLOMBA MONGIELLO Senatrice Commissione Agricoltura; FABIO DEL BRAVO ISMEA; FRANCESCO CARNEVALE della Zowart Creative Agency

 

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