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OGM: gli Stati europei liberi di proibire o consentire

A Lussemburgo è arrivata una notizia attesa da tanti, chi per una ragione chi per la ragione opposta: nella riunione del 12 giugno 2014, i Ministri dell’Ambiente della Commissione UE hanno espresso il loro voto ad un testo di legge, presentato dalla Grecia che ne ha la presidenza, che va a regolamentare le coltivazioni OGM.

Con la normativa approvata, che dovrebbe entrare in vigore fra sei mesi, dopo i passaggi e i tempi propri delle legislazioni comunitarie, viene finalmente data la possibilità agli Stati membri di decidere in proprio come gestire la questione dei seminativi con specie geneticamente modificate, anche contro le Direttive vigenti della Commissione europea.

L’orientamento in questo senso era già emerso nel passato e ripresentato nelle diverse commissioni e sedi di competenza, dove la questione veniva rimpallata, coinvolgendo anche i Ministeri dell’Agricoltura e della Salute, e i Consigli dei Ministri, con l’unico risultato della prospettiva di una “clausola di salvaguardia”, provvedimento che gli Stati potevano utilizzare per interdire le coltivazioni ogm sulla base dei possibili rischi ambientali in loco.

Ora, dopo quattro anni, l’accordo è stato raggiunto, ogni governo nazionale è libero di proibire o consentire le iniziative di aziende che mirano a utilizzare ogm, non solo per il mais.

La Confederazione Italiana Agricoltori accoglie positivamente l’intesa, ricordando che la stragrande maggioranza di produttori e consumatori europei, 8 su 10, si dichiarano contrari agli ogm, e solo 5 Paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania) li coltivano e la superficie dedicata non arriva allo 0,001%. La Cia tiene a precisare che il “no” all’ogm «scaturisce dalla consapevolezza che l’introduzione può annullare la nostra idea di agricoltura», senza alcun «atteggiamento oscurantista o ideologico, né preclusione nei confronti della ricerca».

Tuttavia, Greenpeace e SlowFood ritengono che l’accordo europeo rischia di trasformarsi in una “trappola” in quanto ogni Paese dovrà motivare le ragioni del divieto, e temono non sarà sufficiente addurre «motivazioni legate ai rischi per salute e l’ambiente derivanti da colture OGM per limitarne la coltivazione a livello nazionale». Inoltre, fanno sapere, «Quei Paesi, come l’Italia, che vogliono dire no agli OGM sarebbero esposti alle ritorsioni legali del settore biotech», dando così «alle aziende biotech un ruolo formale nel processo di messa al bando della coltivazione di OGM», nonostante il commissario Borg affermi che la proposta di direttiva «ha una base giuridica solida».

Tra poco la guida della Commissione passerà alla presidenza italiana. Il futuro presidente, il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, ha tenuto ad assicurare i partner europei e l’Esecutivo «che da parte dell’Italia c’è il massimo impegno a chiudere il dossier. Chiedo ad ogni Stati membro – ha aggiunto – di aiutarci per riuscire a farlo entro la fine dell’anno».

Intanto, le semine di mais ogm nei campi del Friuli sono arrivate a Roma: il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar del Lazio di bloccarle, rinviando la definitiva decisione nel merito a dicembre quando di fatto sarà in vigore la normativa europea.

Non sarebbe azzardato dire “E non finisce qui”.

Maura Sacher


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