Oggi è di moda essere catastrofici

Oggi è di moda essere catastrofici

Print Friendly, PDF & Email

Le prime notizie di ogni telegiornale sono sempre catastrofiche, ci rappresentano un’Italia in crisi, con un Governo che fa fatica a tirarsi fuori dalla gabbia in cui si è ficcato, in decadenza economica e demografica, e un Mondo che perirà su sé stesso se non vengono difese la calotta polare e le foreste, e pure le decine di specie animali a rischio di estinzione.

Palmitano dallo spazio ci fa sapere che i ghiacciai si ritirano e i deserti avanzano. Beh, non per sminuire la sua osservazione, ma siamo in piena estate, un’estate calda e lunga, caldo cominciato ad aprile con la pausa fredda e tempestosa del mese di maggio. “Aprile non ti scoprire, maggio va adagio” sono fantasie di vecchi? Tempestose e grandinose anche diverse giornate di luglio, con gravi danni per l’agricoltura e il turismo balneare. Tutto vero. Ma è una novità? Chi ha buona memoria può ben rievocare eventi simili. In fondo è luglio il mese più caldo e più secco dell’anno. Gli agricoltori lo sanno bene. E adesso c’è agosto, in cui per il detto popolare “la prima pioggia rinfresca il bosco”. Ci dobbiamo aspettare fior fiore di servizi giornalistici anche sui temporali agostani, mai da loro visti. Perché “il clima sta cambiando”, e le opinioni apocalittiche fanno presa sulla massa.

Questo catastrofismo è rinforzato dall’annuncio, notizia un poco buttata là, che dal 29 luglio 2019, Overshoot Day, «abbiamo finito tutte le risorse annuali della Terra», consumiamo più di quanto produciamo. Ci siamo presi una gran paura, sentendoci tutti vicini alla fine del mondo, patiremo la fame, e quanto ancora ci resta? Ma chi si prenda la briga di approfondire la notizia? Basta questo titolo per dar ragione agli ecologisti e ai catastrofisti di mestiere.

Il gusto per il catastrofismo, ovviamente, ha navigato anche tra gli “intenditori” di economia politica, i quali monitoravano lo “spread” come fosse il Vangelo da cui prendere ispirazione: lo “spread” viene considerato il termometro del gradimento della politica economica italiana presso i mercati e gli investitori. Se sale, pollice verso, se si abbassa tutto va bene per l’Italia. Non si brinda, non c’è da festeggiare, sono sempre pronti i gufi, le cornacchie, gli uccelli del malaugurio, il cui gracchiare viene ridondato da ampia stampa, a denigrazione della stessa Nazione in cui viviamo.

Ovvio, non esistono più valori che tengono unita una Nazione, una Patria, nessuno si spreca a difendere i confini, che alcuni – se proprio vogliamo contarli sono in minoranza rispetto alla popolazione dei cittadini italiani, contata e censita – insistono a ritenere non esistenti in un’Europa unita e gestita da una Commissione imperante.

Però, è di moda essere catastrofici, senza capire che si è anche masochisti.
C’è un detto triestino, oggi poco conosciuto: “xè come meter le bale sora le sine del tram per sentir el sc’ioc che le fa” (traduco solo “sine”: binari, il resto credo si capisca).

Maura Sacher

About The Author

Related posts