Non chiamate i bisonti bufali!

Non chiamate i bisonti bufali!

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I bisonti sono il simbolo iconico dell’American West, gli Americani, a causa di una traduzione errata del termine inglese, li chiamano buffali, gli indiani  Lakota  tatanka. Bisonte e buffalo appartengono alla stessa famiglia, ma presentano una conformazione corporea molto diversa.

I bisonti sono animali pacifici dall’enorme massa, i maschi arrivano a pesare anche 1.500 kg. per due metri di altezza. Prima della colonizzazione del continente e del loro sterminio erano parte integrante della vita quotidiana delle tribù delle pianure, infatti  non solo rappresentavano una fonte di cibo, ma il  loro corpo veniva utilizzato in diversi modi: la pelle per le loro tende (tipi) e i vestiti, lo stomaco per i recipienti di cottura, le scapole per scavare. La  vita degli uomini dipendeva da quella dell’animale, quando le mandrie si spostavano, gli indiani le seguivano.

La più grande mandria di bisonti allo stato brado di proprietà statale, esistente negli Stati Uniti, circa 1300 capi, si trova nel Custer State Park in South Dakota, oltre 28mila ettari,  prima area protetta dello stato dal 1919 che fa parte delle Black Hills National Forest. Una regione al confine con il Wyoming, chiamata così dai Lakota per il colore dei pini.   Ogni anno a fine settembre  in occasione del Buffalo Roundup vengono radunati per un controllo,  la selezione, la marchiatura e la vaccinazione in previsione della grande asta autunnale, una vendita di 200/300 unità  per mantenere la mandria entro un numero ottimale per il territorio.

Nel Custer Park oltre ai bisonti vivono molti gli altri animali, tra cui i prairie dogs, simpatici roditori molto simili alla marmotta conosciuti  anche col nome di “scoiattolo di terra”, coyotes (animale simbolo dello stato), antilope pecore Bighorn, oltre 200 specie di uccelli e asini, non nativi del parco, introdotti nel parco nel 1927 come mezzo di trasporto, ora sono il divertimento dei visitatori. 

Appena a nord troviamo il Mount Rushmore National Memorial, quattro gigantesche sculture alte 18 metri  che raffigurano i volti dei presidenti degli Stati Uniti George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt. Guidati dallo scultore Gutzon Borglum, i lavori sul progetto iniziarono nel 1927 e furono completati nel 1941. A pochi chilometri di distanza, la risposta indiana  il Crazy Horse memorial, sovrastato dal volto di Cavallo Pazzo, Capo carismatico della tribù Oglala Lakota fu uno dei condottieri nativi della battaglia di Little Big Horn,  scavato nella montagna  in rappresentanza di tutti i nativi d’America e che diventerà, una volta finito con tanto di corpo e cavallo, la più imponente e grandiosa scultura al mondo, larga 195 metri ed alta 172. I lavori per la  statua di Crazy Horse  a cavallo col dito che indica ‘dove è sotterrata la sua gente iniziano nel 1948, il viso che misura 27 metri di altezza venne svelato nel 1998, ed è ancora in costruzione. Assolutamente da percorrere la panoramica Needles Highway che si snoda per 14 chilometri attraverso lo spettacolare scenario delle Black Hills.

Desolante bellezza, paesaggi surreali di grande fascino  sono le Badlands,  un’area protetta di quasi 100mila ettari caratterizzata da un labirinto tormentato di calanchi dalle differenti sfumature formate da rocce sedimentate nei secoli dove sono stati ritrovati centinaia e centinaia di animali fossili, gole profonde, spirali non protette dalla vegetazione.

Da non mancare una sosta a Deadwood,  tutelata dal 1961 come monumento storico nazionale ed immagine dell’illegalità, una cittadina nata verso la fine dell’Ottocento quando fuorilegge, giocatori d’azzardo e pistoleri come Wild Bill Hickok, Calamity Jane e Poker Alice arrivarono in città in cerca di oro e un buon tempo. Oggi tutto che si vede è frutto di un accurato restauro.

Situata sulle pendici orientali delle Black Hills, Rapid City merita una visita. Conosciuta come La Città dei Presidenti perché ad ogni angolo del centro è stata messa una scultura in bronzo raffigurante un ex presidente: in primavera 2019  ci sarà Obama.

La zona delle Black Hills potrebbe non sembrare una destinazione top per gli appassionati di vino, ma ci sono alcune  cantine nascoste tra le colline che hanno oltre ad una vasta gamma di vini dolci prodotti con frutta diversa dall’uva, come il pluripremiato Red Ass Rhubarb (rabarbaro e lampone)  ed adatto alla stagione autunnale il  Pumpkin Bog (zucca e mirtilli), anche vini più tradizionali. Vicino a Sturgis, la cittadina conosciuta in tutto il mondo per il suo Motorcycle rally di inizio agosto troviamo una cantina che produce anche un metodo classico con il vitigno La Crescent, bacca bianca, (il vitigno prende il nome dalla cittadina in Minnesota ed è stato  sviluppato dall’Università del Minnesota per resistere al clima freddo).  E non mancano le sorprese, presso la Firehouse wine cellar si assaggiano i vini provenienti da una Old Folsom Vineyard, un’azienda agricola  con radici italiane, anzi venete. Le loro prime uve  coltivate erano per la maggior parte ibridi franco-americani: Frontenac, Marquette, Frontenac Gris e Brianna. Oggi troviamo anche vitigni europei come Nebbiolo, Malbec e Petit Verdot.

Piera Genta

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