Editoriali

Natale senza abbracci e baci, fino a quando sarà troppo?

Ci vogliono privare non solo del Natale, dopo la Pasqua, ma sopra ogni cosa dell’esternazione dei nostri sentimenti, dei nostri affetti, della compartecipazione con i nostri cari in una Festività che è nei nostri cuori, nel nostro profondo di essere cristiani da duemila anni, ed attesa persino da chi credente non è.

“I nonni meglio lasciarli a casa”, ha detto il virologo televisivo Pregliasco e l’infettivologo Galli, altrettanto dominante su tutte le reti, consiglia cenoni via Skype o in videochiamata.
Per la viceministro alla Salute ci dovremo riunire solo in ambito ristretto dei famigliari “di primo grado”, ossia escludendo tutta la relazione di parentele a cui eravamo abituati.
Il presidente del consiglio, da buon padre di famiglia e da buon predicatore bergogliano, a sua volta ha sentenziato che Natale è anche raccoglimento spirituale anche per i non credenti e che “Il raccoglimento spirituale fatto con tante persone non viene molto bene”.

In aggiunta, lo stesso Galli, qualche giorno, fa ha detto: “Non voglio dire che gli italiani a Natale dovranno digiunare, si potranno raccogliere in piccoli gruppi, ma i grandi cenoni familiari e grandi veglioni quest’anno ce li dobbiamo dimenticare fin d’ora”.
Quindi hanno già messo le mani avanti, pronosticando misure restrittive (ed eremitiche) per i comportamenti natalizi degli Italiani.

Sono posizioni che raggelano il sangue!
È del tutto evidente che questa gente prima di tutto è completamente indifferente al valore del Natale, da sempre atteso come unica occasione dell’anno per ritrovarsi in famiglia riunita con figli, fratelli e nipoti magari lontani per lavoro o per studio; e maggiormente questa gente non ha in alcun conto i sentimenti.
Quante persone anziane vivono da sole e sole dovranno rimanere per queste Feste? E quanti nonni non avranno il conforto di un bacio dei nipotini? Sdolcinature? No, non è spicciolo sentimentalismo da favoletta. A Natale si rinsaldano i rapporti parentali, perché a Natale ci si sente tutti sempre più buoni, non c’è periodo migliore, dicono, per perdonare i torti subiti, abbandonare le acredini, con un bell’abbraccio.
Sarà valido l’abbraccio virtuale per telefono o attraverso uno schermo piatto?

Abbiamo sentito e letto che i regali si possono acquistare su Internet, e che pertanto non è opportuno lamentarsi della chiusura dei negozi. Ma, innanzitutto, a chi si rivolgono costoro, alle famiglie abbienti, a quelle tecnologiche, quelle con carte di credito? Vomitevole discriminazione di censo.
Nessuna considerazione per i meno abbienti e per tutti coloro che si sono impoveriti.
Nessuna considerazione per le famiglie dei commercianti, degli artigiani, dei gestori e dei lavoratori di pubblici esercizi, degli operatori di tutte le altre categorie di partite IVA e di precari di tutti i livelli, che a Natale non solo non avranno soldi per i regali ma nemmeno per un pasto molto meno che sontuoso.

Natale non è una Festività solo consumistica, con frenetici acquisti e spese per regali, cenoni, mangiate di pesce, il che al momento sarebbe un toccasana indispensabile per tutte quelle imprese che ogni anno contano sul periodo natalizio per incrementare i loro affari e che quest’anno ne avrebbero proprio bisogno per sopravvivere.
Piange il cuore pensare che anche le loro famiglie e i loro figli non avranno di che festeggiare! Se non lavorano né i padri e le madri con cosa solennizzano il Natale?

Questo è troppo!
Basta dominarci, reprimere i nostri sentimenti, basta dirci cosa non possiamo fare e cosa dobbiamo fare, ed entrare nella nostra sfera privata!
Basta, non ne possiamo più di essere schiavizzati, sottomessi, a bocca chiusa e a testa bassa.
Finitela di dire che i ristoranti “sono chiusi causa il Covid”, sono chiusi a causa del Governo, delle sue misure ambiziose di contenere la nostra convivenza con il virus.

Fino a quando sarà troppo?

Maura Sacher


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