Per far ripartire le zone terremotate non bastano 1500 euro per ogni azienda zootecnica

Per far ripartire le zone terremotate non bastano 1500 euro per ogni azienda zootecnica

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Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali l’altro giorno ha reso noto che è in corso il pagamento di 3,4 milioni di euro di “aiuti straordinari zootecnici aggiuntivi” per 3.826 aziende delle zone appenniniche sconquassate dai terremoti 2016-2017.

Cifra che – se la calcolatrice non mente – corrisponderebbe ad un assegno pro capite di 888 euro, con qualche decimale.
Questo pagamento, concordato con gli Assessori regionali di Umbria, Abruzzo, Lazio e Marche, in attuazione al DM del 16 febbraio 2018, è una integrazione alla precedente erogazione dall’Agea effettuata lo scorso anno in favore di 3.776 aziende per 2.499.740 euro, che comunque equivale – sempre secondo la nostra calcolatrice – a circa 662 euro a testa.

Per il MIPAAF, il totale erogato come aiuti al mancato reddito per gli allevatori colpiti sale a 32,4 milioni di euro totali.
È certamente cervellotico per i nostri lettori un argomento basato su cifre, pertanto li risparmiamo dal calcolo di quote destinate alle aziende terremotate, regione per regione, comune per comune, e a quelle specifiche per la zootecnia.

Diciamo solo che abbiamo fatto una ricerca tra i provvedimenti enunciati da comunicati stampa del MIPAAF dal 2016 al 2018 declamanti stanziamenti e pagamenti effettuati, e abbiamo capito che, se la matematica non è un’opinione (come pontificava mio padre quando io ne contestavo certi assiomi), i conti proprio non tornano. Un balletto di cifre, al pari di tanti che il Governo uscente si è divertito a propinare all’opinione pubblica su tutti i fronti.

Stanziamenti non certo soddisfacenti per i destinatari, che comunque hanno bisogno anche di queste elemosine, gocce di carità elargite (“in camera charitatis”), accompagnate da cotale dichiarazione: “Mantenere le attività agricole e gli allevamenti nell’area del sisma è il primo presidio contro lo spopolamento e per il rilancio dell’area. Con i pagamenti di oggi diamo un contributo utile alla liquidità delle imprese, coprendo il mancato reddito provocato dal terremoto”.

L’idea che ci siamo fatti, in sostanza, è il fallimento anche di questa operazione nella massa di impegni degli organi parlamentari e governativi, in scadenza.

E fa sorridere la dichiarazione del Ministro Maurizio Martina: «C’è ancora molto da fare … Bisogna dare continuità al lavoro portato avanti in questi mesi, perché far ripartire gli Appennini centrali, partendo dal patrimonio agroalimentare, è un interesse nazionale». Domanda: e li facciamo ripartire con € 1500 per ogni azienda?

Maura Sacher

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