Tribuna

Mangiare in spiaggia

Sono passati i tempi in cui le famiglie si recavano al mare o sui laghi, anche in comitive di parenti, per trascorrervi la giornata e rincasare la sera, portandosi dietro il pranzo e le merende. C’era di tutto, dalla pastasciutta al ragù al pollo impanato, dai formaggi e salumi da affettare sul posto alle insalate di pomodori con il condimento in bottiglietta da versare al momento, incluse le bibite e la frutta.

 

A mezzogiorno da poco suonato, le madri stendevano una tovaglia sulla sabbia o sull’erba, se qualcuno del gruppo non aveva provveduto a portare il tavolino pieghevole, e sotto l’ombrellone o i teli delle capanne, veniva allestito il desinare. Scontato il sonnellino post-prandiale e di rigore tre ore prima di fare il bagno. Insomma, era una festa, e nessun gestore di stabilimento aveva ancora imposto regolamenti ad ostacolare il rituale.

Oggi quasi tutte le spiagge, libere o a pagamento, sono dotate di attrezzature di ristoro, dai semplici baracchini a impianti di ristorazione pressoché completa, con ampia scelta di pietanze calde, anche elaborate. L’affollamento di clienti è a ciclo continuo, e nel costo da mettere in conto per il borsellino dei frequentatori giornalieri entra sempre anche il rifocillamento.

Cosicché, salta subito all’occhio chi in spiaggia si mangia un panino portato da casa.

In molti casi non disturba ad alcuno, ma in altri costui rischia di incorrere in sanzioni.

Negli stabilimenti balneari di un certo tono vigono dei regolamenti molto precisi anche con norme che interdicono la consumazione di cibi e bevande sotto l’ombrellone. Ed è inutile lamentarsi, non facciamo come quella signora che si rivolse ad un giudice chiedendo di essere risarcita per danno morale e all’immagine perché il titolare di uno stabilimento, a fronte del costo di 140,00 euro d’ingresso, le aveva impedito di consumare panino, frutta e bibite che si era portata da casa. I prezzi alti servono a selezionare la clientela, chi si può permettere stabilimenti esclusivi (ce ne sono di ancora più cari), si deve adeguare in tutto, la classe non è acqua.

Nell’attuale situazione economica del Paese, ed europea, che ha diminuito drasticamente le presenze turistiche in luoghi di villeggiatura “popolari”, forse non vediamo ancora ripristinata l’usanza di mangiare sotto l’ombrellone, perché non è facile rinunciare alle “comodità” conquistate, tuttavia al Galateo importa solo la decenza e la discrezione da osservare nella consumazione dei pasti, sia sotto l’ombrellone sia nei bar ristoranti annessi alle spiagge.

Assicuriamoci dell’esistenza di regole, in tutti i complessi balneari che intendiamo frequentare e trascorreremo una bella spensierata vacanza.

 

Maura Sacher


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