Tribuna

Ma che criterio è quello dell’età?

Andando per locali se ne vedono di tutti i colori tra i comportamenti dei camerieri, anche nei migliori, dove si suppone che alla qualità del cibo e al prezzo di un pasto corrisponda uno stile di servizio all’altezza, specie se gli chef sono rinomati e tengono scuole di cucina. Possibile tanta mancanza di delicatezza?

Non parlo qui dei piatti sbattuti sulla tavola o di quelli che ti arrivano freddi da buoni ultimi, e neanche dei modi ineleganti di metterteli davanti, voglio parlare della «regola della precedenza», ossia del «criterio della persona più importante» della tavolata da servire per prima.

A volte viene interpretato nel senso che le signore sono valutate ‘rilevanti’ in considerazione della loro età e si assegnano le priorità a scalare, come è capitato al mio tavolo nel ristorante di un lussuosissimo albergo durante una colazione di lavoro tra donne in carriera, con disappunto di un paio delle ospiti “prescelte”.

Ecco il brutto: quale Signora è felice di essere considerata “la più anziana”? Chi si sente favorita quando, in base alla “anzianità” scelta dal direttore di sala o dal semplice commis, viene servita per prima, seguita dalle altre a scalare di anni? Se le donne presenti sono d’età più o meno equipollente, come fa il personale a stabilire la sequenza? Chiede le carte di identità alle commensali?
Corre voce che sia questione di occhio allenato, ne diamo atto, ma gli addetti al servizio come se la cavano davanti i talenti di Madre Natura (o del chirurgo estetico) che trasformano la sostanza in apparenza e rallentano l’invecchiamento?

Assisto a scene desolanti. Il personale, saltando di qua e di là, cerca di mettere il piatto davanti alla persona che ritiene giusta e i successivi vengono piazzati distanziati, secondo l’occhio anagrafico del cameriere. Nel frattempo le signore servite, che hanno capito, si guardano l’una l’altra studiandosi, mentre le altre tirano sospiri di sollievo per essersela cavata.

Ci sarebbe un criterio corretto da osservare in tutti i convivi informali: si assegna il piatto alla signora che siede alla destra di chi funge da padrone di casa (o anche alla più marcatamente “anziana”) e si avanza di coperto in coperto senza cercare capelli grigi o rughe; se nel mezzo si trova seduta una signorina o una donna visibilmente giovane, non la si salti, per favore, come talvolta accade, mortificandola.

Superfluo ricordare che la tavolata deve attendere che tutti abbiano il piatto prima di por mano alle posate.

donna Maura
m.sacher@egnews.it


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