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L’ultima regina che amava la cucina italiana

L'ultima regina che amava la cucina italiana

L’ultima regina che amava la cucina italiana

 

Sinceramente resto abbastanza indifferente per la dipartita della regina Elisabetta seconda della casata di origine crucca Sassonia Coburgo Gotha. 

La Londra dei nostri giorni

Fu il padre Giorgio sesto a mutare in Windsor il nome della casata nel 1917 a causa della ostilità degli inglesi nei confronti dei tedeschi. 

D’altronde tutte le famiglie regnanti europee erano imparentate fra di loro attraverso matrimoni strategici. 

Il kaiser Guglielmo secondo era cugino di Giorgio sesto e a loro volta erano cugini dello zar di Russia Nicola secondo, del re Leopoldo del Belgio e del re Boris di Bulgaria. 

Elisabetta ha sempre guardato tutti con una certa educata distanza. 

Gli inglesi non hanno mai avuto grande simpatia per gli Italiani tranne alcune eccezioni. 

Forse perché i Romani invasero la inospitale isola con le legioni e la occuparono per ben quattrocento anni portando la loro organizzazione di vita. 

Bonificarono le zone paludose di Londinium – Londra e costruirono le terme. 

Trasferirono nella Britannia le piante e le loro conoscenze di agricoltura organizzando così le coltivazioni. 

Le prime vigne vennero impiantate in Cornovaglia durante l’impero di Adriano verso il secondo secolo dopo cristo. 

Successivamente la coltivazione della vite fu portata fino ai confini della Caledonia ossia la Scozia. 

Dopo il ritiro dei Romani la viticoltura andò in rovina e solo negli ultimi 20 / 30 anni ha avuto un nuovo impulso. 

Grandi scrittori quali John Keats, Mary Shelley e Virginia Woolf erano affascinati dalla nostra storia e cultura. 

E molti grandi artisti quali Lord George Gordon Byron e Oscar Wilde soggiornarono in Italia.

 Oscar Wilde dedicò una bellissima poesia alla città di Ravenna vincendo con la sua ode un prestigioso concorso poetico. 

Lord Byron trascorse alcuni anni della sua breve vita a Venezia e soggiornò a Ferrara dove scrisse una ode dedicata a Torquato Tasso. 

Visitò Roma, Genova e si fermò a Ravenna mentre una delle sue figlie studiava in Romagna a Bagnacavallo. 

Da Venezia si trasferì a Bologna ed entrò in contatto con gli ambienti della carboneria. 

Andava a vedere spettacoli alla Arena del Sole, visitava spesso la ricca Pinacoteca felsinea e aveva fissato la sua residenza a Palazzo Savioli in Via Galliera. 

Apprezzava molto i vini e la cucina petroniana e le belle donne bolognesi e romagnole. 

La Gran Bretagna ha un clima difficile e una agricoltura assai modesta. 

La cucina anglosassone non può vantare la enorme varietà di alimenti e piatti della cucina italiana e la regina Elisabetta seconda amava moltissimo alcune specialità italiche. 

In Giugno per celebrare il suo giubileo di Platino la torta ufficiale multi-strato del peso di due chilogrammi è stata preparata dallo Chef Marco Miglio titolare di un ristorante a Monza. 

Lo Chef Enrico Derflingher è stato per svariati anni il cuoco ufficiale della casa reale inglese. 

Nativo di Lecco a soli ventisei anni dopo aver vinto un concorso prese servizio a Buckingham Palace. 

Come primo cuoco reale supervisionava le otto cucine dislocate nelle varie residenze della royal family e preparava i menù non solo per gli eventi ma anche per tutti i giorni della settimana. 

Elisabetta seconda amava i risotti italiani soprattutto quello alle erbette. 

Una volta alla settimana il menù reale era a base di selvaggina e a pranzo di solito veniva preparato salmone o altro pesce con verdure e ogni tanto fish and chips. 

I piatti prediletti a cena erano manzo, agnello oppure sogliola sempre con molte verdure di contorno. 

Umberto Faedi 


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Umberto Faedi

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