L’avanzata del rosé e il nuovo disciplinare del Consorzio Prosecco

L’avanzata del rosé e il nuovo disciplinare del Consorzio Prosecco

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Il Consorzio di tutela della Denominazione di Origine Controllata Prosecco, visto il successo dei propri spumanti Prosecco in versione Rosé, tanto che il 57% degli imbottigliatori del Prosecco ne produce già, ha proposto all’Assemblea dei soci un Disciplinare che permetta di introdurre una versione rosé denominata “Prosecco spumante rosé millesimato”.

La proposta, accompagnata da un ampia documentazione a sostegno, è stata approvata dall’Assemblea pochi giorni fa ed ora, tecnicamente, deve attendere il disco verde delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia ed il timbro del Comitato nazionale vini del Governo.

Il nuovo prodotto apparirà di colore “rosa tenue più o meno intenso, brillante”, con “spuma persistente” e con una componente zuccherina da classificare fra quelle di vini “brut nature ad extra dry”. Per ottenerlo, spiega il disciplinare, si useranno uve Glera e una quota di Pinot Nero compresa fra il 10% ed il 15%, con indicazione in etichetta dell’annata e immissione nel mercato dal 1° gennaio successivo alla vendemmia.

Tale dinamica produttiva è avvalorata soprattutto dal mercato estero: negli Stati Uniti la produzione di vino rosé lo scorso anno ha registrato un aumento dei consumi del 23%, in Francia del 31%.

Prima di portare all’Assemblea dei Soci una tale mozione, per evitare le perplessità di più di qualche produttore, i dirigenti del Consorzio hanno affidato ai ricercatori Wine Monitor di Nomisma un’analisi fra i consumatori dei principali mercati di riferimento, ottenendo indicazioni incoraggianti. In Italia, ad esempio, il 55% degli intervistati ha consumato almeno una volta negli ultimi dodici mesi spumante rosé contro un 75% di Prosecco. Il distacco, secondo lo studio, si riduce a tre soli punti nel Regno Unito, principale piazza di esportazione, con un 48% di Prosecco e un 45% per il vino rosé frizzante mentre negli Usa la tendenza è addirittura capovolta. Sono, cioè, più gli americani che hanno assunto spumante rosato (50% almeno una volta all’anno) rispetto a quelli che si sono orientati sul Prosecco (46%). Il quale, sostengono ancora gli studiosi di Nomisma, se esordisse nella versione rosé sarebbe acquistato dal 72% del campione di consumatori italiano, dal 78% di quello americano e addirittura dal 93% degli intervistati britannici.

Sulla base di questi dati, secondo il presidente del Consorzio, Stefano Zanette, “Sarà un modo molto interessante di diversificare l’offerta e sarebbe possibile produrre, dopo la vendemmia del 2020, dai 15 ai 20 milioni di bottiglie rosé sui 464 milioni complessivi prodotti nella denominazione Prosecco Doc”.

Nel complesso, ai soci del Consorzio di tutela della Denominazione di Origine Controllata Prosecco la vendemmia 2018 ha consentito una produzione di 3,6 milioni di ettolitri, il 10,7% in più rispetto all’anno precedente, con un +13,4%, a 2,369 miliardi di euro, grazie alla vendita di 466 milioni di bottiglie.

Maura Sacher

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