L’astemio non si accosta al vino per non cedere ad un piacere?

L’astemio non si accosta al vino per non cedere ad un piacere?

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L’astemio è una persona forte che si impone di non cedere ad un piacere o un individuo debole che non vuole rischiare di mettere in gioco la propria facciata di perbenismo? O semplicemente si astiene per ragioni di salute?

Nel momento di vuoto di comunicati riguardanti eventi da tenersi, tutti in quarantena, tutti spostati a date non certe, rovisto nel mio archivio e trovo questo articolo di un giornale dell’anno passato, dal titolo «L’astemio si perde un pezzo di felicità, un piacere sensuale»; si tratta di un’intervista a Riccardo Cottarella, enologo di fama internazionale, presidente dell’Assoenologi.
E lancio le mie riflessioni.

Le persone che non amano bere vino, a parte ragioni di salute, hanno una lacuna nella loro cultura, e non possono immaginare quanto di sacro e di antico ci sia dietro al lavoro che fa riempire le vigne di uve e le cantine di vino. Il valore e il significato è testimoniato anche nelle Sacre Scritture.

Il vino ha una storia plurimillenaria che pochi altri prodotti possono vantare, ignorarla o non averne interesse denuncia una limitatezza della visione del mondo, ne difetta la loro apertura mentale.

Modi di dire, aforismi, proverbi sul vino sono tanti, sia nel folklore sia nella letteratura.
Tra i luoghi comuni, metto per primo l’opinione popolare che il “vino fa buon sangue”, e alcuni studi hanno affermato che un bicchiere di vino a pasto protegge le donne dal cancro alla mammella. Oggi, qualcuno comincia ad affermare che l’alcol disinfetta le vie respiratorie, niente di scientifico ma tanto di pratico.

Per tornare al tema dell’essere astemi, è ben noto l’aforisma attribuito a Charles Baudelaire “Chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere”.
Ossia, l’astemio non sarebbe sincero, ha paura di rivelare sé stesso, temerebbe di abbassare la guardia dell’autocontrollo che rischierebbe di fargli cadere la maschera sui propri segreti o su quelli altrui, oppure di commettere atti di cui potrebbe pentirsi.

Certo che il vino può essere liberatorio e lascia sfuggire qualche parola che è meglio tacere, ma avviene ciò se si esagera. Il vino è buono per chi lo sa bere.

La cultura del vino è un’esperienza di vita vissuta. L’interesse di chi si avvicina ai corsi di degustazione non credo nasca all’improvviso, cova dentro, avvolge piano a piano, anche per coloro a cui appare come una rivelazione.

Concludo con una citazione da Apuleio: «Il primo bicchiere è per la sete; il secondo, per la gioia, il terzo, per il piacere; il quarto, per la follia».

Io personalmente concordo con Anthelme Brillat-Savarin «Un pasto senza vino è come un giorno senza sole».

Maura Sacher

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