L’appuntamento con Bererosa che non delude mai

L’appuntamento con Bererosa che non delude mai

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L’edizione 2019 di  Bererosa è appena andata in scena, ospitata come consuetudine nella splendida location di Palazzo Brancaccio a Roma. Come una ricorrenza sul calendario l’evento organizzato da Cucina & Vini si ripete ormai di anno in anno, senza denunciare il minimo segno di flessione.

Anche ieri infatti, non curanti del caldo tropicale che attanaglia la città in questi giorni, le presenze di pubblico si sono ripetute nei grandi numeri delle scorse edizioni. Ad esercitare questa attrazione sugli appassionati, oltre ai contenuti enologici di livello, anche la sfarzosa cornice di uno degli ultimi palazzi nobiliari costruiti a Roma.

Il contesto regala un fascino particolare all’evento, che così assume le caratteristiche di un vero e proprio appuntamento mondano, una festa a cui nessuno vuole mancare. Tra i banchi d’assaggio allestiti negli eleganti saloni, è stato possibile incontrare chiunque a vario titolo sulla piazza romana graviti intorno al mondo del vino.

Dalla comunicazione al commerciale insieme al resto degli appassionati, tutti li per esplorare l’ampio panorama nazionale della vinificazione in rosa che la rassegna ha garantito come sempre. Una tipologia che costantemente nel tempo guadagna sempre più consensi e che nella stagione estiva trova il massimo del suo gradimento.

Vini spesso caratterizzati dalle note della piccola frutta rossa ma oggi lontani dalle spremute quasi fluo e dall’esuberante gusto fragola di qualche anno fa. La complessità ottenuta grazie al lavoro lascia ora spazio a diverse modalità espressive, che denotano eleganza e personalità in un approccio semplice e caratterizzato da grande freschezza.

L’aumento della popolarità per questa tipologia coincide con la crescita dei produttori, capaci negli anni di dare sempre più dignità a vini che anni fa nella maggior parte dei casi erano assolutamente privi di contenuti. L’ampia rappresentanza offerta da Bererosa ha permesso a tutti i partecipanti di misurare lo stato dei forma dei rosati italiani.

Vecchie conferme e nuove sorprese e, come per le altre tipologie, l’indicazione che la viticultura italiana guarda sempre più con attenzione e fiducia ai vitigni autoctoni. In ordine sparso molto interessante il Collalto Violette Spumante Rosè da uve Raboso e Moscato. Due vitigni dal carattere diametralmente opposto, capaci di completarsi in questo gradevolissimo metodo Charmat.

Sempre gustoso il Mea Rosa di Lunae Bosoni da Vermentino Nero, così come il Girofle di Garofano da uve Negramaro. Vini che ormai hanno trovato una loro dimensione fatta di intensità e pienezza di gusto. Stile totalmente diverso per La Scolca con il brut millesimato Rosé d’Antan, in cui i 10 anni trascorsi sui lieviti lasciano il segno in fatto di complessità ed importanza. Della stessa azienda anche il Rosa Chiara, da uve Cortese e Pinot Nero, che invece gioca la sua partita sulla delicatezza dei toni del bouquet olfattivo.

Tra le vecchie conoscenze il Costa d’Amalfi di Marisa Cuomo, che mette in rosa il nerbo dell’Aglianico accarezzandolo col Piedirosso, ma anche il Bolle di Borro, spumante metodo classico da Sangiovese di grande complessità, intensità e persistenza, che già lo scorso anno aveva sorpreso i presenti. Della stessa tipologia Uberti Rosè, a rappresentare degnamente la Franciacorta.

Ha raccolto consensi anche il Lagrein Rosé di H.Lun, vino che pur dichiarandosi di buona struttura non rinuncia alla delicatezza rimanendo persistente e gustoso. Interessanti anche il Cirò di Librandi da uve Gaglioppo, così come il Moi Negramaro di Varvaglione, oppure il Villa Gemma, Cerasuolo d’Abruzzo di Masciarelli.

In ultimo due grandi assaggi, il Velca di Muscari Tomajoli Montepulciano rosé della zona di Tarquinia, con cui il Lazio mette una firma di grande qualità ed eleganza nel panorama rosé e, Le Cicale di Fattoria Sardi della zona di Lucca. Vino da Sangiovese e piccolo saldo di uve bianche locali, che dichiara all’assaggio tutta l’attenzione del lavoro in vigna per restituire complessità, eleganza e persistenza senza inutili esuberanze.

Bruno Fulco

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