La tradizione Sarda di Tenute Aini

La tradizione Sarda di Tenute Aini

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Terra straordinaria la Sardegna, nonostante il suo aspetto aspro chiunque prima o poi la incontri per lavoro o per turismo ne rimane incantato. Questo vale senz’altro anche per la sua viticoltura, che sa rivelarsi generosa a chi ha rispetto della terra e della sua natura come i fratelli Aini.

Aldo, Mario e Giovanni con suo figlio Fabio, che in quel di Berchidda (SS) coltivano i loro 12 ettari di vigneto principalmente piantato a Vermentino e Merlot, ma in cui trovano spazio anche, Cabernet, Sangiovese e Syrah che concorrono al blend del loro vino rosso.

A Berchidda, posizionata a nord dell’isola ed equidistante dai due versanti marini circa 30 chilometri, la relazione con il vino non è cosa casuale o improvvisata. La riprova sta nel fatto che un comune con poco meno 3000 anime abbia un suo museo del vino e, cosa più importante ancora, sia la sede della Cooperativa Giogantinu.

Un’etichetta che ha fatto sicuramente la sua parte nell’opera di diffusione del Vermentino specialmente tra le masse dei consumatori, in quanto distribuito anche attraverso la GDO e come accade ancora adesso, rappresentando una delle migliori scelte per un vino bianco di grande rapporto qualità prezzo tra i banchi della grande distribuzione.

Una esperienza significativa quella di Teresino Aini socio fondatore della Cooperativa e tra i principali fautori, la cui eredità culturale è raccolta oggi dai tre figli e dal nipote, che nell’Azienda Tenute Aini producono degli ottimi Vermentino di Gallura Docg.

L’Azienda ha iniziato il suo percorso nel 2013 e da allora seleziona le sue uve provenienti dai vigneti sparsi tre le colline Berchiddesi. Suoli asciutti di base granitica che decomponendosi originano le condizioni in cui il Vermentino trae il suo massimo.

Fanno il resto la relativa vicinanza al mare, che attraverso i venti di scirocco assicura alle viti il suo apporto salino elemento tipico di questi vini, che insieme agli aromi delle essenze presenti nella macchia mediterranea essiccata al sole, definisce il perimetro olfattivo nel quale il vino trova il suo personale carattere.

Una viticultura quanto mai distante da quella industriale e vissuta sempre nello spirito di convivialità che mai dovrebbe abbandonare il vino e, che i fratelli Aini sottolineano chiamando “Incontru” la loro produzione sia in bianco che in rosso. Nelle impressioni scambiate con Aldo Aini tutta la schiettezza del carattere isolano:

E: Un’azienda che nasce dalle esperienze di Teresino Aini, padre dei titolari e figura di riferimento  della Giogantinu importante realtà cooperativa della Gallura. Quanto c’è nella vostra Azienda dell’esperienza maturata dal capostipite nel lavoro e nell’esperienza cooperativa?

A: Mio padre era un grande lavoratore e sicuramente ci ha trasmesso tutta la sua passione per il vino, ma per diventare un buon viticoltore bisogna essere pronti ad imparare ascoltando tutte le persone esperte e colte di questo settore.

E: Quale sono le caratteristiche pedoclimatiche principali del vostro territorio e come queste influiscono sulla qualità delle vostre uve?

A: Gli elementi del terroir della Gallura sono costituiti principalmente un suolo povero da disfacimento granitico, al quale si aggiungono  la presenza della macchia mediterranea, le querce da sughero e la posizione stessa di Berchidda che assicura una grande ventilazione.

E: Quale sono le linee guida di conduzione del vigneto ed attraverso queste, come cercate di indirizzare la crescita delle uve per ottenere la qualità dei vostri vini riconosciuti come eccellenza della Gallura?

A: Stiamo lavorando su un prodotto profumato, sapido e con grande freschezza, destinato principalmente al consumo estivo legato all’affluenza turistica in Sardegna.

E: Per il bianco il Vermentino principe della Gallura, mentre per il rosso un assemblaggio di 3 vitigni in parte internazionali: Merlot, Cabernet Sauvignon e Sangiovese.  Cosa pensate della questione  se sia più opportuno insistere sull’autoctono o assecondare il territorio alla ricerca di vitigni che lo sappiano interpretare nella maniera migliore?

A: Dici bene per il Vermentino che è un signor vitigno dal grande potenziale e il cui sviluppo è ancora in piena evoluzione. Sulla questione vitigni autoctoni o internazionali dipende sempre da cosa vuoi fare. Per il rosso abbiamo optato per un vino amabile  di annata, rotondo e non spigoloso

E: Il Vermentino icona del mare e delle vacanze in Italia è uno dei bianchi più amati dal pubblico. La grande distribuzione di moltissime etichette di ogni prezzo, se da una parte ha contribuito alla notorietà del vitigno forse ne ha limitato la percezione della più alta qualità raggiungibile. Cosa ne pensate e cambiereste qualcosa nelle politiche distributive?

A: Noi abbiamo puntato sulla qualità e la selezione del prodotto che ci permette di distribuire i nostri vini attraverso il canale Horeca in cui crediamo tantissimo e dove è possibile una politica dei prezzi medio alta rispetto alla grande distribuzione.  

E: Tra i canali utilizzati dalla vostra azienda c’è anche la vendita online attraverso il sito. Qual è la vostra esperienza in merito e, alla luce dei recenti fatti che hanno modificato le abitudini di consumo impennando le vendite online, dirette o su siti specializzati,  pensate sia un fenomeno momentaneo o che abbia ampi margini di sviluppo?

A: Indipendentemente dai recenti accadimenti su internet siamo partner di Kara Sardegna di cui siamo molto contenti sia dei risultati che dei margini di sviluppo possibili con questo sistema distribuzione.

E: Per quanto riguarda il momento di difficoltà attuale legato al post Covid19 quale credete possano essere i provvedimenti più urgenti per andare incontro alle esigenze della filiera del vino Italiano?

A: Se il turista non viene in Sardegna il vino rimane in cantina. Ma succede anche che la natura non si ferma e quindi noi a settembre torneremo a vendemmiare con le cantine piene di vino…Ok.

E: A parte i vitigni del vostro territorio e da appassionato di vini, c’è un vitigno italiano a cui siete particolarmente legati e vorreste coltivare e per quali motivi?

A: Il Sangiovese che in piccola parte già coltiviamo, il vitigno nobile per eccellenza, bella pianta, ottimo ciclo di vita, ed ottimo vino.

Bruno Fulco

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